LA SFIDA DEL SINDACATO TRA VISIONE NAZIONALE E IMPEGNO REGIONALE
La linea di azione sindacale tracciata dal Segretario generale PierPaolo Bombardieri e dalla Segreteria nazionale si inserisce in un contesto di rinnovamento e l’affermazione “non è tempo di essere spettatori” non è solo un monito, ma deve rappresentare il fondamento del nostro agire. Siamo convinti che il Sindacato debba essere un protagonista dinamico delle transizioni in corso, governandole in un’ottica sociale, osteggiando la rassegnazione che purtroppo spesso si affaccia nelle fasi di difficoltà e incertezza. La strategia della Uil mette al centro due assi imprescindibili: la rappresentanza e il welfare. Come sottolineato da tempo e con forza dall’intera Segreteria nazionale, senza regole certe sulla rappresentanza che certifichino il mandato reale tra i lavoratori, ogni discussione su salari e tutele rimane fragile. Resta prioritario contrastare i contratti pirata e restituire dignità alla contrattazione, attuando gli accordi esistenti e affrontando con coraggio il dibattito sull’articolo 39 della Costituzione.
LOMBARDIA. C’ERA UNA VOLTA L’ISOLA FELICE
La Lombardia non è più quell’Eldorado che spesso viene dipinto. Ci troviamo in una regione sempre meno inclusiva tra sanità in crisi, welfare mancante e contratti di secondo livello carenti, dove i dati macroeconomici ci dicono che è in continua crescita la cassa integrazione straordinaria e con essa la preoccupazione per la tenuta dell’occupazione. Si parla di riorganizzazioni e crisi che riguardano oltre 13.000 lavoratrici e lavoratori, con oltre 48mila persone che sono state coinvolte in Lombardia fra Cassa e Fondi. Senza contare i danni dei rapporti di lavoro a tempo determinato o in staff leasing.
ESSERE PARTE IN CAUSA: LA RESPONSABILITÀ DEL CAMBIAMENTO
Il 2026 si apre in un quadro complesso, che impone scelte chiare, responsabilità condivise e una rappresentanza capace di stare dentro il cambiamento. Non è un passaggio neutro, non è un tempo ordinario. È una fase in cui ogni esitazione pesa, ogni ambiguità lascia ferite, perché ciò che è in gioco riguarda il lavoro, i diritti, la dignità delle persone e la tenuta stessa del patto sociale.
Quando il Segretario generale PierPaolo Bombardieri afferma che «non è tempo di essere spettatori, siamo parte in causa», non richiama soltanto all’impegno sindacale. Richiama a una scelta di campo. Essere parte in causa significa rifiutare la comodità dell’attesa, rompere l’illusione della neutralità, assumersi fino in fondo la responsabilità di incidere nel tempo che viviamo.
AVANZARE PROPOSTE, RICERCARE SOLUZIONI: UN IMPEGNO COSTANTE
Il 2026 sarà caratterizzato, dal punto di vista sindacale, dallo svolgimento della stagione congressuale, che si concluderà con la celebrazione del XIX Congresso nazionale Uil, a Padova, il 2, 3 e 4 luglio. Affronteremo un percorso faticoso, ma ricco di soddisfazioni, che servirà per acquisire elementi utili a conoscere, interpretare e governare i complicati processi e le trasformazioni con cui dobbiamo fare inevitabilmente i conti nell’interesse dei nostri rappresentati.
Viviamo un tempo di forti preoccupazioni, a causa delle crescenti tensioni geopolitiche, delle guerre in atto, degli annunci e delle decisioni sui dazi che rischiano, tra l’altro, di provocare una nuova accelerazione dell’inflazione, principale causa della perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni, nonché della conseguente riduzione del livello dei consumi interni. Se il nostro ruolo è messo a dura prova, quello della politica vive da anni un’evidente disaffezione da parte dei cittadini, che si manifesta con percentuali di astensionismo elettorale impensabili fino a pochi anni fa.
L’AZIONE SINDACALE DELLA UIL: COME LE TESSERE DI UN UNICO MOSAICO
Uil Veneto celebrerà il suo Congresso regionale il 27 e 28 maggio 2026 in un museo di Mestre. La scelta del luogo non è casuale: l’M9 – questo il nome del complesso – richiama nel suo nome il 9 di Novecento, la M di Mestre e di Marghera e racconta, nelle sue sale, il secolo del lavoro, dell’industria e delle grandi trasformazioni politiche e sociali. Il mondo intero – e quindi anche quello del lavoro – cambia velocemente: siamo nel pieno di una glaciazione demografica, con sempre meno figli e con una popolazione sempre più anziana. Non c’è adeguato ricambio generazionale, si crede che il turismo e i servizi possano dare lavoro a tutti e si procede verso una deindustrializzazione che gli economisti definirebbero felice mentre è incosciente, irresponsabile.
WELFARE PUBBLICO SOSTITUITO DA WELFARE FAMILIARE: NECESSARIA RIFORMA PER NON PESARE SU ANZIANI
Recentissimi dati ci confermano che nel nostro Paese abbiamo salari bassi e pensioni basse e che questo è ciò che frena l’economia. È chiaro che sia così. Se le famiglie, le persone, non hanno potere d’acquisto, non ci sono i consumi, e senza consumi non c’è spinta alla crescita.
Ma perché nel secolo scorso nonostante i bassi salari e le basse pensioni c’era più benessere? È presto spiegato: avevamo un ottimo welfare. Avevamo l’equo canone, il trasporto pubblico a prezzo politico, i libri per la scuola dei figli pagati in parte dalle aziende. Inoltre, non c’erano le tasse locali, i ticket e i superticket. Racconto spesso un episodio per spiegare meglio questo concetto: quando ero un operaio alla fabbrica di Termini Imerese, ci portarono a visitare la Volkswagen in Germania. I nostri colleghi tedeschi avevano lo stipendio 2 volte più alto del nostro, ma un tenore di vita più basso, perché il welfare tedesco era nettamente inferiore a quello italiano.
Ora il nostro welfare è stato smantellato. Esempio lampante è la sanità pubblica: l’anno scorso, oltre 4,5 milioni di persone (in aumento del 7% rispetto all’anno precedente, 372 mila persone in più) hanno dovuto rinunciare a visite o accertamenti per problemi economici. Questo perché le liste d’attesa sono infinite e quindi o si paga o si rinuncia. Sono le persone anziane, quelle che avrebbero più bisogno dei controlli, a pagare il prezzo più alto. Circa il 10% degli over 75 rinuncia alle visite per problemi economici.
LA FUNZIONE PUBBLICA COME PRESIDIO DI DEMOCRAZIA E COESIONE SOCIALE
Le parole di PierPaolo Bombardieri, Segretario generale Uil, richiamano una responsabilità che riguarda tutto il sindacato confederale e, in modo particolare, la Uil Fpl: non è il tempo dell’attesa, ma dell’impegno concreto per governare le trasformazioni in atto. Trasformazioni che investono il lavoro, il welfare, la sanità e l’organizzazione dei servizi essenziali, e che non possono essere lasciate alle sole logiche del mercato o dell’emergenza.
Il 2026 si apre con una sfida cruciale: il percorso di unificazione e il Congresso della Uil Fpl, della Uil Pa e della Uil Oo.Cc.. Non è un passaggio meramente organizzativo, ma una scelta politica e strategica che rafforza la rappresentanza unitaria del lavoro pubblico, della sanità, del welfare e dei servizi alla persona, dando voce a chi ogni giorno garantisce diritti fondamentali, coesione sociale e qualità della vita nelle comunità.
Il lavoro pubblico paga, da anni, il prezzo di scelte politiche sbagliate e di un sottofinanziamento strutturale, che hanno prodotto carenze di personale, rinnovi contrattuali insufficienti e mancati investimenti nella valorizzazione delle professionalità e nella riorganizzazione dei servizi. Un sottofinanziamento che incide direttamente sulla qualità e sulla quantità dei servizi offerti e sulla capacità del settore pubblico di garantire diritti realmente esigibili. A questo si aggiunge una questione salariale evidente, con retribuzioni tra le più basse d’Europa, che colpiscono la dignità del lavoro e l’attrattività dei servizi pubblici.
LA SCUOLA AL CENTRO DEL PAESE: UN SINDACATO PROTAGONISTA
“Non è tempo di essere spettatori, siamo parte in causa”. Le parole di PierPaolo Bombardieri indicano una direzione chiara che coinvolge l’intera organizzazione.
Essere parte in causa significa assumersi la responsabilità di trasformare il confronto in un progetto concreto. È con questo spirito che il Congresso nazionale della Uil Scuola si colloca dentro la stagione congressuale della Uil come un grande momento di confronto democratico, partecipazione e assunzione collettiva di responsabilità.
Ed è per questo che riteniamo che la scuola dovrà essere collocata ai primi posti delle agende sindacali e politiche del nostro Paese.
Escludere la scuola dai vincoli di bilancio e dalle rigidità del Patto di stabilità è prioritario. Significa allineare la spesa per l’istruzione alla media europea, investire in modo strutturale su retribuzioni, organici, edilizia, servizi e qualità del sistema, per restituire dignità a un lavoro che viene svolto tutti i giorni con dedizione e professionalità.
Ma non c’è qualità senza stabilità. Il precariato nella scuola non ha eguali in nessun settore del pubblico impiego. Circa 300.000 persone assicurano ogni anno il funzionamento della scuola con contratti a tempo. Per questo serve un piano straordinario di immissioni in ruolo e la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto. Le risorse ci sono, lo dimostrano i dati: la stabilizzazione non è un’utopia, serve la volontà politica.
RENDERE VINCOLANTE L’APPLICAZIONE DEGLI ACCORDI SULLA RAPPRESENTANZA
Il tema della rappresentanza è una questione fondamentale per il futuro del lavoro e della contrattazione nel nostro Paese. Non si tratta di un aspetto tecnico o organizzativo: dalla definizione chiara della rappresentatività dipendono l’efficacia dei diritti, la tenuta dei salari e la qualità dei contratti collettivi. Senza una rappresentanza certa, infatti, non esiste alcuno strumento reale per contrastare la proliferazione dei contratti pirata che, negli ultimi anni, hanno indebolito tutele e retribuzioni.
LA FASE CONGRESSUALE, UN IMPEGNO E UN ESERCIZIO DI DEMOCRAZIA
Nella stagione congressuale, ormai iniziata, saranno molteplici gli argomenti che verranno affrontati, ma su alcuni dovremmo soffermarci e riflettere con particolare attenzione, perché collegati direttamente alla nostra azione sindacale.
Uno tra tutti è il tema della rappresentanza, perché impatta direttamente sul modo in cui si definisce chi rappresenta le lavoratrici e i lavoratori, con quale legittimazione e con quali effetti dal punto di vista contrattuale e delle relazioni industriali.