La Lombardia non è più quell’Eldorado che spesso viene dipinto. Ci troviamo in una regione sempre meno inclusiva tra sanità in crisi, welfare mancante e contratti di secondo livello carenti, dove i dati macroeconomici ci dicono che è in continua crescita la cassa integrazione straordinaria e con essa la preoccupazione per la tenuta dell’occupazione. Si parla di riorganizzazioni e crisi che riguardano oltre 13.000 lavoratrici e lavoratori, con oltre 48mila persone che sono state coinvolte in Lombardia fra Cassa e Fondi. Senza contare i danni dei rapporti di lavoro a tempo determinato o in staff leasing.
Se ci chiedessimo cosa serve per rilanciare uno dei 4 motori dell’economia europea non ci sono dubbi: serve arrivare a una vera equità sociale contrastando la povertà attraverso un rafforzamento del confronto con gli enti locali, Regione Lombardia in primis, per dare voce alle migliaia di persone che sono le protagoniste della campagna “No ai lavoratori fantasma”. Serve investire in tutte quelle forme di welfare che significano riforma previdenziale strutturale, lotta al dumping contrattuale e ai contratti pirata, regolarità degli appalti pubblici e privati. Senza mai dimenticare il contrasto all’illegalità che nella nostra regione, insieme al caporalato, vuol dire mancanza di sicurezza sul lavoro, certificato dal triste primato nel 2025 di 91.719 denunce di infortunio, di cui 128 con esito mortale.
Guardando al futuro, se nel 2025 abbiamo avuto una minima crescita, figlia del Pnrr, la situazione globale influenzerà tutte le politiche economiche degli Stati europei, Italia e Lombardia compresa. Ecco perché è necessario che corpi intermedi e politica lavorino a un progetto che porti l’attenzione dell’Europa sul ruolo delle Regioni con investimenti in favore di politiche industriali, sociali, transizioni e innovazioni tecnologiche.
Siamo alla vigilia delle Olimpiadi, e ci facciamo la domanda: “E poi?”. E poi, dopo la grande abbuffata, con i prezzi saliti alle stelle per il grande evento e opere incompiute, non sarà sufficiente vivere delle medaglie assegnate. Si dovrà, per forza, fare i conti con una realtà quotidiana dove saranno necessari trasporti e viabilità degne di questo nome e stipendi che dovranno consentire ai lavoratori la dignità che meritano.
Al contrario, la tendenza degli ultimi decenni con le trasformazioni delle città che hanno dimenticato chi lavora e garantisce servizi pubblici (scuola, trasporti, sanità, forze dell’ordine e PA) produrrà sempre più disparità sociale. Servirà un coinvolgimento di regione, sindaci e sistema del credito (visti gli enormi profitti raggiunti) in un piano “casa lavoratori” simile agli anni ’70, con una visione di edilizia pubblica residenziale strutturale, rimettendo al centro il lavoro dignitoso, in città inclusive e pensando a un welfare aziendale che oltre alla casa intervenga sostenendo i lavoratori sotto diversi punti di vista anche da quello sanitario. Perché, non lo dimentichiamo, il sistema lombardo, considerato un’eccellenza, è in profonda crisi, visto che oltre un milione di cittadini harinunciato alle cure sanitarie principalmente per tempi di attesa, difficoltà di accesso (carenza medici di base e case di comunità fantasma) e, ovviamente, ragioni economiche. Aspetti questi che sono strettamente legati a una carenza cronica di personale che, poco e male retribuito, fugge altrove. È necessario che le professioni sanitarie tornino di nuovo attrattive con investimenti su condizioni di lavoro, riconoscimento e prospettive professionali. Siamo nell’anno del Congresso, il più alto momento di democrazia. Con questa visione guarderemo ai prossimi 10 anni, chiedendo lavoro stabile e sicuro, lotta al dumping contrattuale, una maggiore contrattazione di secondo livello e governo delle nuove tecnologie e della IA. Sarà un anno intenso in cui la Uil, con la sua storia, si confronterà ogni giorno con le “persone”.