Le parole di PierPaolo Bombardieri, Segretario generale Uil, richiamano una responsabilità che riguarda tutto il sindacato confederale e, in modo particolare, la Uil Fpl: non è il tempo dell’attesa, ma dell’impegno concreto per governare le trasformazioni in atto. Trasformazioni che investono il lavoro, il welfare, la sanità e l’organizzazione dei servizi essenziali, e che non possono essere lasciate alle sole logiche del mercato o dell’emergenza.
Il 2026 si apre con una sfida cruciale: il percorso di unificazione e il Congresso della Uil Fpl, della Uil Pa e della Uil Oo.Cc.. Non è un passaggio meramente organizzativo, ma una scelta politica e strategica che rafforza la rappresentanza unitaria del lavoro pubblico, della sanità, del welfare e dei servizi alla persona, dando voce a chi ogni giorno garantisce diritti fondamentali, coesione sociale e qualità della vita nelle comunità.
Il lavoro pubblico paga, da anni, il prezzo di scelte politiche sbagliate e di un sottofinanziamento strutturale, che hanno prodotto carenze di personale, rinnovi contrattuali insufficienti e mancati investimenti nella valorizzazione delle professionalità e nella riorganizzazione dei servizi. Un sottofinanziamento che incide direttamente sulla qualità e sulla quantità dei servizi offerti e sulla capacità del settore pubblico di garantire diritti realmente esigibili. A questo si aggiunge una questione salariale evidente, con retribuzioni tra le più basse d’Europa, che colpiscono la dignità del lavoro e l’attrattività dei servizi pubblici.
Salari bassi e condizioni di lavoro inadeguate non producono solo una perdita di potere d’acquisto, ma rendono di fatto inesercitabili diritti formalmente garantiti. Nel pubblico, carenze di personale e organizzazioni sotto pressione rendono spesso impraticabili ferie, permessi e partecipazione sindacale.
In molti servizi essenziali, il contingente minimo da garantire in caso di sciopero coincide, di fatto, con il personale ordinariamente in servizio. Nella sanità privata e nel terzo settore, dumping contrattuale, ritardi nei rinnovi e frammentazione delle tutele comprimono salari e diritti, alimentando lavoro povero anche in ambiti che svolgono funzioni sociali fondamentali.
In questo scenario si inserisce anche la crescente diffusione della sanità integrativa come welfare aziendale. Presentata come soluzione alle liste d’attesa, bisogna però evitare che, questa impostazione finisca per generare un sistema a doppio binario, in cui i diritti dipendono dal contratto di lavoro, dal contesto aziendale o dal territorio, mettendo in discussione l’universalità del diritto alla salute.
Peraltro, è anche per questo senso di responsabilità che la Uil Fpl non ha firmato il Ccnl della sanità. Una scelta politica consapevole: sottoscrivere un contratto che non garantiva un reale cambio di rotta su risorse, organici e condizioni di lavoro avrebbe significato legittimare un modello che impoverisce la sanità pubblica e spinge verso una privatizzazione strisciante dei diritti.
Accanto alla contrattazione, la Uil Fpl considera strategici la formazione e il governo dell’innovazione. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale vanno governate e contrattate: devono migliorare il lavoro e i servizi, senza sostituire le persone né comprimere diritti. La ricchezza prodotta anche dall’innovazione deve essere redistribuita a beneficio della collettività, rafforzando welfare, sanità pubblica e coesione sociale. La Uil Fpl porta al Congresso della Uil una proposta chiara: l’unificazione rafforza la rappresentanza, il lavoro è il fondamento dei diritti e lo Stato sociale si difende investendo nel pubblico. Non siamo spettatori. Siamo parte in causa e protagonisti del cambiamento.