11 Ottobre 2026

DAL CONGRESSO UIL, UN’AGENDA PER LE NUOVE RELAZIONI INDUSTRIALI

Con questo nostro XIX Congresso, vogliamo indicare una direzione chiara: rimettere le relazioni industriali al centro delle strategie di sviluppo, perché è attraverso il confronto e la contrattazione che possiamo accompagnare il cambiamento e costruire un futuro più solido per il Paese.
È con la contrattazione che si aumenta il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, si redistribuisce il valore prodotto dalla crescita, si costruiscono diritti, tutele e welfare e si creano le condizioni per sostenere gli investimenti e rafforzare la competitività del sistema produttivo.

LA UIL CRESCE: TRASFORMARE IL CONSENSO IN NUOVE ADESIONI

La UIL cresce, ma non si accontenta. Il dato emerso dal Congresso nazionale della UIL è quello di un’organizzazione in salute che, negli ultimi quattro anni, ha aumentato la propria consistenza e rafforzato la propria presenza nei territori e nei luoghi di lavoro. La sfida del prossimo futuro, però, è ancora più ambiziosa: trasformare il consenso raccolto nelle elezioni RSU in nuove adesioni e in una partecipazione sempre più forte alla vita dell’organizzazione. 
Il tesseramento dell’ultimo anno si è chiuso con una crescita del 2,7%, mentre nell’arco del quadriennio gli iscritti e le iscritte sono aumentati di oltre 52 mila unità.

NON ESISTE EUROPA SENZA INVESTIMENTI SUL LAVORO PUBBLICO

C’è una contraddizione che l’Europa continua a non affrontare. Si parla di competitività, innovazione, difesa comune, transizione digitale ed ecologica, ma troppo spesso si dimentica la condizione che rende possibile ogni cambiamento: un lavoro pubblico forte, qualificato e valorizzato. Nessuna trasformazione può dirsi davvero sostenibile se lascia indietro chi, ogni giorno, rende concreti i diritti delle persone.

SENZA INDUSTRIA NON C’È EUROPA SOCIALE

Il ragionamento di PierPaolo Bombardieri sull’Europa sociale ci riguarda direttamente. Nel metalmeccanico, lo vediamo ogni giorno: quando l’Europa fissa vincoli senza costruire strumenti comuni di crescita, il prezzo ricade su lavoratrici, lavoratori, imprese e filiere industriali.

TRA CASA, TRASPORTI E ADDIZIONALI IRPEF: LA SFIDA DELL’EQUITÀ E DELLA SOSTENIBILITÀ SUL TERRITORIO

Il principio della progressività fiscale, solennemente sancito dall’articolo 53 della nostra Costituzione, rischia di naufragare proprio nel livello di imposizione più vicino alle tasche dei cittadini: il territorio locale. Lo conferma l’ultimo studio realizzato dalla Uil sulle addizionali regionali e comunali Irpef che scatta un’istantanea impietosa della Lombardia, dove l’equità sociale viene troppo spesso sacrificata sull’altare del frammentato panorama delle amministrazioni comunali.

DALLA PARTE DEL LAVORO: L’EUROPA SOCIALE PASSA DAI TERRITORI

Le parole di PierPaolo Bombardieri richiamano una questione centrale per il futuro del nostro Paese e dell’Europa: non può esistere una crescita solida senza giustizia sociale. Le grandi trasformazioni che abbiamo davanti – energetica, digitale, demografica – non possono essere affrontate guardando soltanto ai conti pubblici e agli equilibri finanziari. Devono avere al centro le persone, il lavoro e la qualità della vita.

UNA SFIDA COMUNE PER UN MONDO DEL LAVORO CHE CAMBIA

Le riflessioni del Segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, sulla necessità di costruire un’Europa più sociale e di alleggerire la pressione fiscale sui redditi da lavoro trovano una particolare sintonia con la missione della nuova UilFpc, una categoria che nasce per rappresentare un universo produttivo ampio e strategico per il Paese, unendo sotto un’unica casa sindacale i settori delle Poste, delle Telecomunicazioni, della Carta, della Grafica, dell’Editoria e dell’Emittenza radiotelevisiva.

EUROPA, FISCO E LAVORO: IL COSTO DELL’INAZIONE

Negli ultimi anni il mondo del lavoro europeo si è trovato ad affrontare trasformazioni profonde: transizione digitale, cambiamenti geopolitici, crisi energetica, inflazione e riconversione industriale. Di fronte a queste sfide, ciò che emerge con sempre maggiore evidenza è il prezzo dell’inazione europea. La mancanza di una politica industriale comune realmente efficace, l’assenza di strumenti fiscali e sociali adeguati e la lentezza dei processi decisionali stanno indebolendo la capacità dell’Europa di competere a livello globale e di garantire occupazione di qualità.

LAVORO SOTTO PRESSIONE: IL COSTO DELL’INAZIONE EUROPEA E DELLA TASSAZIONE LOCALE

Il mondo del lavoro si trova oggi stretto tra due fattori diversi per natura e dimensione, ma accomunati dagli effetti che producono sulle condizioni economiche di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati. Da un lato, un’Europa che appare ancora incapace di accompagnare le grandi trasformazioni economiche con politiche sociali adeguate; dall’altro, un sistema di fiscalità territoriale che, in molte aree del Paese, finisce per ridurre reddito e potere d’acquisto di chi vive esclusivamente del proprio lavoro.

LA CASA: LA GRANDE ASSENTE DELLA TRANSIZIONE SOCIALE EUROPEA

Quando si parla di Europa, si discute spesso di transizione ecologica, digitale, energetica e industriale. Molto meno si parla di quella che dovrebbe essere la priorità di ogni politica pubblica: la transizione sociale.

È proprio questa la grande assente del dibattito europeo.

La crisi abitativa che attraversa l’Italia e gran parte dell’Europa rappresenta uno degli esempi più evidenti delle conseguenze prodotte da anni di insufficiente attenzione alle condizioni concrete di vita delle persone.