12 Ottobre 2026

LA CASA: LA GRANDE ASSENTE DELLA TRANSIZIONE SOCIALE EUROPEA

Quando si parla di Europa, si discute spesso di transizione ecologica, digitale, energetica e industriale. Molto meno si parla di quella che dovrebbe essere la priorità di ogni politica pubblica: la transizione sociale.

È proprio questa la grande assente del dibattito europeo.

La crisi abitativa che attraversa l’Italia e gran parte dell’Europa rappresenta uno degli esempi più evidenti delle conseguenze prodotte da anni di insufficiente attenzione alle condizioni concrete di vita delle persone.

IL LAVORO AL CENTRO DELLE TRANSIZIONI

C’è una questione che attraversa molte delle discussioni sul futuro dell’Europa e che meriterebbe maggiore attenzione. Riguarda il rapporto tra le grandi scelte strategiche che vengono assunte a livello politico ed economico e la loro concreta ricaduta sulla vita delle persone.

Negli ultimi anni l’Europa ha indicato una direzione precisa: accelerare la transizione energetica, promuovere la sostenibilità ambientale, rafforzare l’innovazione tecnologica e consolidare la competitività del sistema produttivo. Si tratta di obiettivi importanti, che guardano al futuro e che chiamano tutti a una responsabilità comune.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNO STRUMENTO PER VALORIZZARE IL TERRITORIO

Quando la nostra Uil ha deciso di porre al centro delle proprie tesi congressuali il tema dell’Intelligenza artificiale e del suo impatto sul mondo del lavoro e della società, ho iniziato a riflettere su come utilizzare il XII Congresso regionale della Uil Abruzzo come uno strumento concreto di analisi, confronto e azione. L’obiettivo è avviare anche nella nostra regione un percorso capace di delineare una visione di governo dell’Intelligenza artificiale.

INTELLIGENZA UMANA: GOVERNARE L’INNOVAZIONE PER DIFENDERE IL LAVORO

L’Intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura: è già dentro i luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei processi produttivi, nell’organizzazione delle imprese. Non riguarda solo il settore tecnologico o i servizi avanzati, ma sta entrando con forza anche nel cuore della manifattura, trasformando mansioni, competenze e modelli organizzativi.

LA SFIDA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SI VINCE CON LA FORMAZIONE E LA CONTRATTAZIONE

L’Intelligenza artificiale è già presente nei nostri luoghi di lavoro e sarà uno strumento che rivoluzionerà le future organizzazioni del lavoro sia nel pubblico che nel privato. Abbiamo già visto il suo arrivo negli Stati Uniti e i riflessi negativi che ne sono derivati, soprattutto per l’impatto sui posti di lavoro. Se questi sono i presupposti, quando l’Intelligenza artificiale prenderà fortemente il sopravvento anche in Europa e in Italia, allora dovremo attrezzarci come Sindacato, sviluppando “un fuoco di sbarramento“ per riportare questo strumento nel giusto ambito in cui dovrà operare.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DEVE PRIMA DI TUTTO ASSOLVERE L’ASPETTO DEL CONTROLLO

La velocità di sviluppo dell’Intelligenza artificiale è esponenziale e di fatto non si riesce a prevedere quali saranno le sue ricadute sulla società e, quindi, sul lavoro. Tutti concordiamo sul fatto che si tratta di un fenomeno che va governato e non subìto.

Tra il dire e il fare, tuttavia, non c’è il mare, ma due interi oceani. C’è un dato di partenza geografico: le società dell’Intelligenza artificiale sono per il 70% statunitensi e per il 30% cinesi.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: GOVERNARE IL CAMBIAMENTO PER NON LASCIARE INDIETRO GLI ANZIANI

L’Intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura: è una realtà che sta già modificando il nostro modo di vivere, di lavorare, di curarci, di relazionarci con gli altri. Sarebbe un errore gravissimo pensare che questa trasformazione riguardi solo i giovani, le imprese o il mondo della tecnologia. Riguarda tutti, anche le persone anziane.

Troppo spesso, infatti, quando si parla di innovazione si commette l’errore di considerare gli anziani come soggetti marginali, destinatari passivi del cambiamento o, peggio, ostacoli alla modernizzazione.

IL FUTURO NON LO DECIDONO GLI ALGORITMI, MA LE SCELTE DELLE PERSONE

Oggi tutti parlano di Intelligenza artificiale. Nei convegni, nei giornali, nelle aziende. Sembra quasi che, se non ne parli, sei rimasto indietro. E noi non siamo quelli che hanno paura del cambiamento. Non lo siamo mai stati. Sappiamo che l’innovazione serve, che può migliorare il lavoro, che può semplificare la vita, ma a una condizione: che al centro restino le persone.

Il punto non è la tecnologia, ma cosa ci facciamo con quella tecnologia. Perché se non stiamo attenti, questa non è una rivoluzione che libera, ma che rischia di schiacciare.

TRADURRE I BENEFICI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN LAVORO E REDDITO

L’Intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di cambiamento, paragonabile – per portata storica – all’introduzione delle macchine a vapore, che segnarono il passaggio dal lavoro agricolo a quello industriale. Tuttavia, a differenza di quella fase, la trasformazione del lavoro oggi appare più incerta e meno lineare.

Il rischio che Intelligenza artificiale, digitalizzazione e robotica non si limitino a trasformare il lavoro, ma contribuiscano anche a ridurne complessivamente il volume è concreto.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CONTRATTAZIONE: GOVERNARE L’INNOVAZIONE, REDISTRIBUIRE VALORE, TUTELARE LAVORO E SERVIZI PUBBLICI

L’Intelligenza artificiale non è più una prospettiva astratta. È già dentro il lavoro e nei servizi, e sta cambiando in modo concreto organizzazione, tempi, responsabilità e qualità delle prestazioni. Accade nella sanità pubblica e privata, nelle funzioni locali, nel terzo settore, negli uffici e nei servizi rivolti ai cittadini. Proprio per questo motivo, la contrattazione non può arrivare dopo, ma deve governare questa trasformazione.