8 Ottobre 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: GOVERNARE IL CAMBIAMENTO PER NON LASCIARE INDIETRO GLI ANZIANI

L’Intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura: è una realtà che sta già modificando il nostro modo di vivere, di lavorare, di curarci, di relazionarci con gli altri. Sarebbe un errore gravissimo pensare che questa trasformazione riguardi solo i giovani, le imprese o il mondo della tecnologia. Riguarda tutti, anche le persone anziane.

Troppo spesso, infatti, quando si parla di innovazione si commette l’errore di considerare gli anziani come soggetti marginali, destinatari passivi del cambiamento o, peggio, ostacoli alla modernizzazione. Noi pensiamo esattamente il contrario: gli anziani devono essere protagonisti del futuro, anche perché nel nostro Paese sono ormai il 25% della popolazione.

L’Intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria opportunità per migliorare concretamente la qualità della vita delle persone anziane. Può rendere più efficiente la sanità territoriale, favorire il monitoraggio a distanza delle patologie croniche, migliorare l’assistenza domiciliare, ridurre le liste d’attesa, facilitare la presa in carico dei pazienti fragili. Può persino aiutare a contrastare l’isolamento sociale, offrendo nuovi strumenti di comunicazione, partecipazione culturale e accesso ai servizi.

Tutto questo, però, accadrà solo a una condizione: che l’innovazione sia governata e non subita. Perché senza regole, senza inclusione e senza investimenti nella formazione digitale, l’Intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in un potente fattore di esclusione sociale. Se i servizi pubblici diventano sempre più digitali senza che tutti siano messi nelle condizioni di utilizzarli, milioni di persone anziane rischiano di essere lasciate indietro. Se non si investe in alfabetizzazione digitale, la tecnologia anziché ridurre le disuguaglianze finirà per ampliarle.

C’è, poi, un altro rischio che non possiamo ignorare: quello delle truffe, della disinformazione, della manipolazione. Gli anziani sono spesso tra i soggetti più esposti agli abusi digitali e alle frodi online. Per questo serve una grande operazione di accompagnamento, formazione e tutela.

L’Intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio della persona, non il contrario. Deve essere progettata per rispondere ai bisogni delle persone, non per creare nuove barriere.

C’è, però, anche una questione più ampia, che ci riguarda come società. L’Intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro, la produttività, l’organizzazione economica. Se questa rivoluzione produrrà maggiore ricchezza, allora essa dovrà essere redistribuita in modo equo. Non può accadere che i benefici dell’innovazione si concentrino solo nelle mani di pochi, mentre aumentano precarietà, disuguaglianze e povertà.

I pensionati sanno bene cosa significhi pagare il prezzo di trasformazioni economiche e sociali gestite male. Perciò rivendicano il diritto di essere parte del dibattito sul futuro.

L’Italia è una delle nazioni più anziane al mondo. Parlare di innovazione senza mettere al centro gli anziani significa semplicemente non capire il Paese reale.

La sfida, dunque, non è scegliere tra innovazione e diritti. La vera sfida è coniugare progresso tecnologico, giustizia sociale e inclusione.

La Uil Pensionati è pronta a fare la sua parte. Perché il futuro non si subisce: si governa. E perché non può esistere innovazione vera se lascia indietro proprio chi ha contribuito a costruire questo Paese.