7 Ottobre 2026

NON ESISTE EUROPA SENZA INVESTIMENTI SUL LAVORO PUBBLICO

C’è una contraddizione che l’Europa continua a non affrontare. Si parla di competitività, innovazione, difesa comune, transizione digitale ed ecologica, ma troppo spesso si dimentica la condizione che rende possibile ogni cambiamento: un lavoro pubblico forte, qualificato e valorizzato. Nessuna trasformazione può dirsi davvero sostenibile se lascia indietro chi, ogni giorno, rende concreti i diritti delle persone.

La transizione più urgente è quella sociale. Passa dagli ospedali e dai servizi territoriali, dagli Enti locali e dalle Amministrazioni centrali, dal Terzo settore, dalle lavoratrici e dai lavoratori di Anas, dei Vigili del Fuoco, della Polizia penitenziaria e degli Organi costituzionali. È il lavoro di chi garantisce salute, assistenza, sicurezza, giustizia e coesione sociale. Eppure, continua a essere considerato una voce di spesa, anziché il primo investimento per rafforzare la qualità della democrazia.

La riduzione degli organici, il mancato ricambio generazionale, la difficoltà nel rendere attrattive molte professioni pubbliche e retribuzioni che non tengono il passo con il costo della vita stanno impoverendo non solo le lavoratrici e i lavoratori, ma l’intero Paese. Quando arretra il lavoro pubblico, arretrano anche i diritti, aumentano le disuguaglianze territoriali e cresce il rischio che l’accesso ai servizi dipenda dalle possibilità economiche dei cittadini, anziché dal principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione.

Per questo la Uil Fp chiede un’Europa che rimetta al centro la dimensione sociale. Le regole di bilancio non possono impedire gli investimenti sulle persone. La competitività non si costruisce comprimendo il valore del lavoro, ma valorizzando professionalità, competenze e servizi pubblici.

La sfida è anche nazionale. Gli aumenti salariali conquistati con la contrattazione vengono troppo spesso erosi dalla pressione fiscale. Per questo, continueremo a chiedere la detassazione degli incrementi contrattuali, l’ampliamento della platea e della soglia dell’imposta sostitutiva sul salario di produttività e una riforma fiscale realmente equa. Non è una rivendicazione di categoria: è una scelta che riguarda la crescita del Paese e la tenuta della sua coesione sociale.

Difendere il lavoro pubblico significa difendere uno Stato che non arretra e che considera i servizi pubblici la più importante infrastruttura sociale e democratica del Paese. La forza delle Istituzioni si misura dalla capacità di garantire diritti, opportunità e sicurezza. Se l’Europa vuole costruire il proprio futuro deve comprendere che il lavoro pubblico non è un costo da contenere, ma un investimento strategico. Perché non esiste un’Europa più forte senza servizi pubblici più forti.