Con questo nostro XIX Congresso, vogliamo indicare una direzione chiara: rimettere le relazioni industriali al centro delle strategie di sviluppo, perché è attraverso il confronto e la contrattazione che possiamo accompagnare il cambiamento e costruire un futuro più solido per il Paese.
È con la contrattazione che si aumenta il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, si redistribuisce il valore prodotto dalla crescita, si costruiscono diritti, tutele e welfare e si creano le condizioni per sostenere gli investimenti e rafforzare la competitività del sistema produttivo. Per rafforzarne l’efficacia occorre anche continuare a sostenere i rinnovi contrattuali attraverso la detassazione degli aumenti salariali, affinché gli incrementi si traducano realmente in un maggiore reddito per le lavoratrici e i lavoratori.
In questa direzione va ugualmente il principio del salario giusto, che le recenti disposizioni normative hanno ricondotto ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Un principio destinato a orientare anche la disciplina degli incentivi pubblici, rafforzando il legame tra sostegno alle imprese e applicazione della contrattazione collettiva di qualità. È una scelta che condividiamo, perché riafferma che il valore del lavoro si costruisce attraverso una contrattazione effettivamente rappresentativa. È questa la strada per contrastare i contratti pirata e quindi combattere il dumping contrattuale sempre nell’interesse delle lavoratrici, dei lavoratori e delle imprese che rispettano le regole.
Gli stessi principi devono orientare anche il sistema degli appalti pubblici, affinché le risorse pubbliche promuovano lavoro di qualità, valorizzino l’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e favoriscano una competizione fondata sul valore e non sul massimo ribasso.
L’Accordo quadro unitario, sottoscritto da Uil, Cgil e Cisl il 17 giugno, crea finalmente le condizioni per costruire un nuovo accordo interconfederale. È un’opportunità che vogliamo cogliere fino in fondo.
L’obiettivo è costruire un sistema più moderno e più trasparente fondato sulla misurazione e certificazione della rappresentanza anche quella datoriale, su criteri condivisi per Tem e Tec, sul superamento della vacanza contrattuale, su strumenti che assicurino il tempestivo rinnovo dei contratti e la piena tutela del potere d’acquisto, sul rafforzamento della contrattazione di secondo livello, sulla sicurezza, sulla formazione e sulla partecipazione. Serve una rappresentanza più forte perché più democratica, nella quale tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori possano eleggere liberamente, con voto segreto, i propri rappresentanti sindacali unitari, anche nelle realtà di piccole dimensioni.
Un accordo di questa portata può aprire una stagione nuova. Può creare le condizioni per rendere effettiva l’applicazione erga omnes dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e offrire una base solida per dare piena attuazione all’articolo 39 della Costituzione.
La competitività dell’Italia e dell’Europa si costruisce orientando gli investimenti, rafforzando l’autonomia strategica europea, riducendo il costo dell’energia e sostenendo le filiere produttive maggiormente esposte alle trasformazioni in corso. Penso all’automotive, alla siderurgia, alla chimica e alle materie prime critiche: comparti decisivi per la crescita, l’innovazione e l’occupazione, che hanno bisogno di politiche industriali lungimiranti e del coinvolgimento stabile delle parti sociali. La stessa capacità di indirizzo serve di fronte all’intelligenza artificiale e al lavoro organizzato attraverso le piattaforme digitali. Anche qui occorre “sindacalizzare” gli algoritmi, perché il progresso tecnologico non arretri sul terreno dei diritti e della qualità dell’occupazione.
Lo stesso vale per la transizione ecologica. Per noi sostenibilità ambientale, sviluppo industriale e qualità dell’occupazione devono procedere insieme. Per questo sosteniamo con convinzione il principio della neutralità tecnologica: saranno innovazione e ricerca a orientare le decisioni, mettendo a frutto tutte le soluzioni capaci di garantire la tenuta del sistema produttivo, di tutelare l’occupazione e sostenere i territori interessati dai processi di riconversione industriale.
La Uil continuerà a fare la propria parte, con la concretezza che da sempre ne contraddistingue l’azione, perché il senso di ogni scelta si misura nella sua capacità di migliorare il lavoro e la vita delle persone.