11 Ottobre 2026

L’anima europeista della Uil: una costante storica

Se la Uil non fosse nata. Se, nella logica della guerra fredda, il sindacato in Italia si fosse strutturato su due blocchi contrapposti, facenti capo l’uno agli Usa e l’altro all’Urss. Quali conseguenze ci sarebbero state? Possiamo immaginarne alcune. Certamente il sindacato sarebbe stato subordinato alla politica. Difficilmente avrebbe recuperato unità d’azione in tempi relativamente brevi. Probabilmente avrebbe mancato l’appuntamento con il movimento dell’autunno caldo e non avrebbe avuto la forza di “sindacalizzarlo”. Senza alcun dubbio, la cultura sindacale europea in Italia non avrebbe avuto cittadinanza.

La Cgil era impregnata di una visione marxista e sovietica, con la concezione del sindacato come “cinghia di trasmissione” del partito. L’anti-Cgil era egemonizzata dai cattolici. Quella che, poi, sarebbe diventata la Cisl, nei primi tempi, non aveva ancora scoperto il valore della confederalità e il contrattualismo che mutuava dagli americani evitava, sì, la possibile strumentalizzazione politica dell’azione sindacale, ma era esposto a forme di corporativismo aziendalista.

FRAMMENTI DI STORIA. I CONGRESSI DELLA UIL, GLI ANNI ‘50

Per un’organizzazione sociale o politica, il Congresso è il più importante momento di democrazia interna. Se tra i partiti, questa fase tende a perdere la sua centralità, nel Sindacato confederale resta un insostituibile appuntamento, caratterizzato da una sua complessità. Vengono, infatti, azzerate, prima, e ricostituite, poi, tutte le cariche, a livello verticale di categoria e a livello orizzontale territoriale, fino al culmine della stagione congressuale, con il Congresso nazionale confederale.

La UIL ha vissuto, per la prima volta nel 1953, la capillarità dell’iter congressuale. L’assemblea si svolse a Roma. Italo Viglianesi, d’intesa con Raffaele Vanni, passò dal ruolo di coordinatore a quello di Segretario generale. Lo slogan del congresso fu: Pace, Libertà, Lavoro. Significativo il richiamo alla pace e alla libertà insieme: l’unità antinazifascista già non c’era più.

Sullo scenario internazionale, la Corea del Nord, comunista, aveva invaso, nel 1950, la Corea del Sud, alleata USA. Nel 1953, la “guerra calda” finiva con il congelamento delle posizioni all’altezza del 38° parallelo, ma il conflitto proseguiva con la “guerra fredda”.

Alle origini del bilancio comune

Il quadro finanziario pluriennale, proposto dalla Commissione europea, ha fatto molto discutere: prevede importanti modifiche alla contabilità di Bruxelles e non poteva essere altrimenti. In una fase di grandi mutamenti economici, politici e sociali, come ha dichiarato la stessa Von Der Leyen, “L’Europa deve tenere il passo”, anche in termini di bilancio. Un assioma valido da sempre, da quando fu istituita la prima stima del fabbisogno finanziario europeo con la nascita, insieme all’Euratom, della Cee. Questa, dopo il periodo transitorio per il completamento del Mercato comune, si ritrovava in una difficile situazione di stallo.

Era la fine degli anni ’60 e il fallimento del piano Fouchet, la crisi della sedia vuota e i due veti di De Gaulle all’ingresso del Regno Unito, avevano fiaccato l’esprit communitaire. Nel mentre, la tensione sociale andava di pari passo con quella finanziaria. Il sistema di Bretton Woods era prossimo al collasso e le crisi valutarie convinsero i Sei a ragionare su un’integrazione monetaria. Un’opzione valida perfino per Parigi, pronta anche a ritirare lo storico veto sul Regno Unito. In cambio, però, chiedeva la riforma finanziaria della Pac, sostenuta anche da altri Stati della Cee.