Se la Uil non fosse nata. Se, nella logica della guerra fredda, il sindacato in Italia si fosse strutturato su due blocchi contrapposti, facenti capo l’uno agli Usa e l’altro all’Urss. Quali conseguenze ci sarebbero state? Possiamo immaginarne alcune. Certamente il sindacato sarebbe stato subordinato alla politica. Difficilmente avrebbe recuperato unità d’azione in tempi relativamente brevi. Probabilmente avrebbe mancato l’appuntamento con il movimento dell’autunno caldo e non avrebbe avuto la forza di “sindacalizzarlo”. Senza alcun dubbio, la cultura sindacale europea in Italia non avrebbe avuto cittadinanza.
La Cgil era impregnata di una visione marxista e sovietica, con la concezione del sindacato come “cinghia di trasmissione” del partito. L’anti-Cgil era egemonizzata dai cattolici. Quella che, poi, sarebbe diventata la Cisl, nei primi tempi, non aveva ancora scoperto il valore della confederalità e il contrattualismo che mutuava dagli americani evitava, sì, la possibile strumentalizzazione politica dell’azione sindacale, ma era esposto a forme di corporativismo aziendalista.
È stata la Uil a portare nel sindacalismo italiano la cultura sindacale europea. Il sindacato soggetto politico. Il sindacato della solidarietà. Il sindacato che iscriveva la sua azione dentro una concezione dell’interesse nazionale. La nascita della terza forza, la Uil, ha dato cittadinanza anche in Italia a idee quali la programmazione, la concertazione triangolare, la politica dei redditi, l’autonomia e indipendenza dai partiti politici, e ha reso possibile l’unità sindacale basata sul merito delle questioni.
Dal 1957 la Uil cominciò ad impegnarsi sistematicamente per l’integrazione europea. Ad esempio, si oppose a un tentativo di ridurre i poteri della CECA e presentò una dettagliata proposta per l’adozione di forme di contrattazione collettiva a livello europeo.
Nel 1959 ebbe luogo, a Torino, un convegno organizzato dalla Uil “I lavoratori e l’integrazione europea”, in risposta ai convegni del Pci di Bari e Torino che erano apertamente contro l’integrazione europea. La relazione, di Franco Simoncini, si espresse per un’Europa anche politica (gli Stati Uniti d’Europa), paventò i rischi di burocratizzazione europea e polemizzò con il Pci che voleva “un’Italia piccola, isolata, chiusa nelle sue frontiere” e cercava di staccare l’Italia da un processo di integrazione europea che, necessariamente, si svolgeva come una delle articolazioni della cooperazione occidentale.
Negli Anni Sessanta, a molti, l’Europa sembrava solo un’utopia, mentre la Uil fu all’avanguardia nel sostenere la necessità di un’integrazione europea anche politica e propose, con vent’anni d’anticipo, l’elezione a suffragio universale diretto del parlamento europeo.
Nel 1973, la Uil e la Cisl furono tra i fondatori della Ces (Confederazione Europea dei Sindacati), cui in un secondo momento si affiliò anche la Cgil.
La fine del comunismo sovietico cambiò tutti i punti di riferimento planetari. La riunificazione tedesca fu bilanciata dal rilancio della costruzione europea. L’Italia subì una crisi politica sconvolgente, tanto violenta da portare nell’arco del 1992 alla scomparsa di tutti i partiti che avevano governato sino a quel momento. Con il Protocollo del 23 luglio 1993, Governo, imprenditori e sindacati praticarono con successo la concertazione, supplendo alla politica per aiutare l’Italia a raggiungere gli obiettivi di contenimento di debito, deficit e inflazione, definiti a Maastricht per stare dentro l’Unione europea e nella moneta unica. Per la Uil fu un momento alto che inverava la sua idea di sindacato confederale e attuava i suoi ideali europeisti. Già all’inizio degli Anni ’90, la Uil aveva introdotto nella sua bandiera richiami all’Europa: dapprima le stelle, poi il colore che, a partire dal 1998, divenne “l’azzurro europeo”, per l’appunto.
La Uil non ha mai inteso l’Europa ridotta alla dimensione economica, ma si è sempre battuta per un’Europa politica ispirata a valori di libertà, democrazia, eguaglianza e ha sempre reagito contro le repressioni violente messe in atto dall’Urss nell’Europa orientale, a Budapest (1956), a Praga (1968) e in Polonia (1980-89). Particolarmente importante è stato il sostegno della Uil a Solidarność. Questo impegno è stato rinnovato in favore dell’Ucraina aggredita dalla Russia il 24 febbraio 2022.
Negli ultimi decenni, la Uil si è battuta nella Ces e in Europa contro le politiche di austerità, del tutto inadeguate ad affrontare la crisi economica mondiale del 2008-2014 e le conseguenze della pandemia del 2019-2023, ottenendo alcuni risultati importanti con il programma Sure a difesa dei posti di lavoro e con Next Generation Ue e i relativi Pnrr: finalmente, investimenti e riforme, finanziati in parte anche con debito comunitario. La Uil ha anche espresso il segretario generale della CES dal 2015 al 2022, nella persona di Luca Visentini.
Purtroppo, con il nuovo patto di stabilità, attualmente, l’Unione europea sta rimettendo in discussione i passi avanti compiuti sino ad ora. La discussione sul bilancio europeo 2028-2034 desta molte preoccupazioni per il futuro delle politiche di coesione, sacrificate alla sola dimensione della competitività. La Uil contesta queste scelte del tutto inadeguate rispetto alle gravi turbolenze geopolitiche in atto. Quello che serve è l’esatto opposto: bisogna andare verso l’Europa politica.