Nel mondo antico, il lavoro manuale era considerato indegno di un uomo libero: era roba da schiavi. Come scriveva Simone Weil, “la nozione di lavoro considerato come un valore è di sicuro l’unica conquista spirituale che il pensiero umano abbia fatto dopo il miracolo greco”. La UIL ha sempre creduto nel valore del lavoro. Il suo primo logo, ad esempio, richiamava la ruota dentata: il simbolo, per l’appunto, del lavoro e del suo valore, che troviamo anche, e non a caso, nello stemma della Repubblica Italiana. E proprio sulla scia di questa consapevolezza, il XIII Congresso si svolse al Lingotto, a Torino, dal 3 al 6 marzo del 2002, con lo slogan “Più valore al lavoro!”.
In quell’occasione, fu confermato come segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, già eletto due anni prima a seguito delle dimissioni di Pietro Larizza, nominato Presidente del Cnel.
Inoltre, la Uil lanciò la proposta di un impegno per lo sviluppo del Mezzogiorno, vedendo nell’irrisolta questione meridionale il più grande freno alla crescita nazionale. I fondi strutturali erano giustamente considerati un’evoluzione europea della logica che, a suo tempo, aveva ispirato la Cassa per il Mezzogiorno, ma era decisiva la loro aggiuntività rispetto alla spesa ordinaria. Spesso questa condizione era assente. I mali del Sud per la UIL erano simili a quelli delle aree più sviluppate del Paese, ma più intensi, e pertanto bisognosi di un di più di progetti e risorse. Non era, purtroppo, questa l’aria che si respirava in Italia. Piuttosto, si manifestava sempre più nel Paese una stanchezza per ciò che era meridionale e pubblico.
Pochi mesi dopo i lavori congressuali, poi, UIL e CISL firmarono, con l’esecutivo, il Patto per l’Italia disinnescando l’indebolimento delle tutele del lavoro che aveva tentato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla sua seconda prova come capo del Governo. La CGIL fece, invece, prevalere gli obiettivi politici della lotta a Berlusconi su quelli sindacali. Nei metalmeccanici, in particolare, dal 2001 al 2009 si visse la stagione dei numerosi rinnovi contrattuali firmati solo dai metalmeccanici di UIL e CISL. Un confronto dei contenuti degli accordi evidenzia l’assenza di valide motivazioni di merito nelle scelte Fiom.
Il successivo XIV Congresso si tenne a Roma, nel 2006 con lo slogan “Il lavoro vera ricchezza del Paese”, in piena continuità con il precedente. Si ribadiva l’autonomia e l’indipendenza della UIL dai partiti, a maggior ragione di fronte di un sistema politico di alternanza: il sindacato non sia né ancella del governo né stampella dell’opposizione, spiegava Angeletti. Tra i temi centrali, poi, ricordiamo la riforma della pubblica amministrazione, che non troverà, purtroppo, un’interlocuzione costruttiva con il governo, deciso a ridurre il perimetro dello Stato più che a innovare, efficientare e rendere trasparente la macchina pubblica. Ciò anche a costo di una campagna di aggressione indiscriminata alle lavoratrici e ai lavoratori pubblici, etichettati in blocco come fannulloni.
Il XV Congresso, infine, si tenne nel 2010, nuovamente a Roma. Lo Slogan era Uil, il domani riformista. Al tempo, perdurava la spaccatura con la CGIL, anche in occasione dell’accordo del 2010 con la FIAT per il rilancio di Pomigliano, stipulato, infatti, solo da UIL e CISL. Nel mentre, la crisi del 2008-2014, cominciata come crisi finanziaria, con il collasso dei mutui subprime e il fallimento di Lehman Brothers, diventava globale e, perciò, anche economica, dei consumi, del debito, produttiva. Si avvertiva il bisogno di riformismo, ma ad avere la meglio fu il populismo.