7 Ottobre 2026
ISS Italo viglianesi

FRAMMENTI DI STORIA. I CONGRESSI DELLA UIL, GLI ANNI ‘50

Per un’organizzazione sociale o politica, il Congresso è il più importante momento di democrazia interna. Se tra i partiti, questa fase tende a perdere la sua centralità, nel Sindacato confederale resta un insostituibile appuntamento, caratterizzato da una sua complessità. Vengono, infatti, azzerate, prima, e ricostituite, poi, tutte le cariche, a livello verticale di categoria e a livello orizzontale territoriale, fino al culmine della stagione congressuale, con il Congresso nazionale confederale.

La UIL ha vissuto, per la prima volta nel 1953, la capillarità dell’iter congressuale. L’assemblea si svolse a Roma. Italo Viglianesi, d’intesa con Raffaele Vanni, passò dal ruolo di coordinatore a quello di Segretario generale. Lo slogan del congresso fu: Pace, Libertà, Lavoro. Significativo il richiamo alla pace e alla libertà insieme: l’unità antinazifascista già non c’era più.

Sullo scenario internazionale, la Corea del Nord, comunista, aveva invaso, nel 1950, la Corea del Sud, alleata USA. Nel 1953, la “guerra calda” finiva con il congelamento delle posizioni all’altezza del 38° parallelo, ma il conflitto proseguiva con la “guerra fredda”.

Quanto al lavoro, l’Italia era passata, in poco tempo, da paese agricolo a potenza industriale. Si era in pieno boom economico, con il cosiddetto “miracolo”, ma non per i lavoratori. Lo sfruttamento era duro e i sindacati, freschi di scissione, non erano ancora in condizione di aggiustare le storture dello sviluppo. Nel 1950 era nata la Cassa per il Mezzogiorno, con l’obiettivo di ridurre il divario Nord-Sud, che scontava l’opposizione iniziale del PCI. La Uil, invece, si pose da subito in positivo.

Il Congresso del 1953, con il tempo, è stato numerato, come secondo. Per convenzione si decise di considerare come primo quello dell’assemblea di fondazione della Uil del 5 marzo 1950. Una decisione condivisibile, perché quell’assemblea fu davvero uno dei fatti più importanti della storia sindacale italiana, punto di approdo di un lungo percorso. Nel 1944, con il Patto di Roma, era nata la Cgil unitaria ad opera delle componenti sindacali dei maggiori partiti della Resistenza, guidate da Buozzi (socialista), Di Vittorio (comunista) e Grandi (democristiano). Purtroppo, Buozzi, il leader sindacale più autorevole del sindacalismo prefascista e degli anni dell’esilio, non poté firmare il Patto perché venne assassinato dai nazisti il 3 giugno del 1944.

Il quadro unitario durò poco, già dal 1947 cominciò la guerra fredda tra il blocco statunitense e quello sovietico; le ripercussioni furono immediate anche sul sindacato, con le scissioni della Cgil che, nel 1948, diedero vita alla cattolica Lcgil (Libera Cgil) e nel 1949 alla laica Fil (Federazione Italiana Lavoratori), mentre in Cgil restavano i comunisti, maggioritari, e i socialisti, all’epoca loro alleati. Il progetto di Usa, Vaticano e Democrazia Cristiana, era la confluenza di questi due soggetti in un’unica confederazione da contrapporre alla Cgil. Le cose non andarono così per volontà dei sindacalisti repubblicani, socialdemocratici e socialisti, tra cui Viglianesi, protagonisti della scissione del riformista Psu dal Psi, che rifiutarono la confluenza con i “liberini”.

Turone definì come disobbedienza la scelta coraggiosa della fondazione della Uil. Qualora si fossero riprodotti anche nel sindacato i due blocchi della guerra fredda, difficilmente il sindacalismo italiano sarebbe riuscito ad arrivare all’appuntamento con l’autunno caldo unitariamente e con la credibilità necessaria a sindacalizzare quel movimento magmatico. Ancora oggi, dunque, celebriamo come primo congresso quella memorabile giornata che vide nascere la terza forza sindacale italiana.

Il terzo congresso si svolse a Firenze, nel 1958. Lo slogan fu: Nuovi strumenti di lotta, più ampie prospettive per la classe operaia. Gli obiettivi erano quelli, più realistici, di un sindacato che voleva lasciarsi alle spalle l’impotenza dei primi Anni Cinquanta. Fu l’occasione per l’omaggio a Bruno Buozzi, la figura più emblematica del sindacalismo riformista, che la Uil sin dalla nascita aveva assunto come proprio padre spirituale. Accanto a questo forte richiamo alle tradizioni, il dibattito si sviluppò sul tema della modernizzazione delle relazioni industriali, con un focus sul superamento della centralizzazione contrattuale confederale.