Il 2026 sarà caratterizzato, dal punto di vista sindacale, dallo svolgimento della stagione congressuale, che si concluderà con la celebrazione del XIX Congresso nazionale Uil, a Padova, il 2, 3 e 4 luglio. Affronteremo un percorso faticoso, ma ricco di soddisfazioni, che servirà per acquisire elementi utili a conoscere, interpretare e governare i complicati processi e le trasformazioni con cui dobbiamo fare inevitabilmente i conti nell’interesse dei nostri rappresentati.
Viviamo un tempo di forti preoccupazioni, a causa delle crescenti tensioni geopolitiche, delle guerre in atto, degli annunci e delle decisioni sui dazi che rischiano, tra l’altro, di provocare una nuova accelerazione dell’inflazione, principale causa della perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni, nonché della conseguente riduzione del livello dei consumi interni. Se il nostro ruolo è messo a dura prova, quello della politica vive da anni un’evidente disaffezione da parte dei cittadini, che si manifesta con percentuali di astensionismo elettorale impensabili fino a pochi anni fa.
Per il sindacato è giunta l’ora di avanzare proposte e ricercare soluzioni efficaci su una serie di problemi irrisolti. Tra questi, come evidenziato a più riprese dal nostro Segretario generale PierPaolo Bombardieri, vi è certamente il tema della certificazione della rappresentanza e della rappresentatività sindacale. Il fenomeno dei contratti pirata e del dumping contrattuale costituisce, infatti, una delle problematiche più rilevanti del nostro mercato del lavoro, perché spinge al ribasso le condizioni economiche e normative. Riteniamo fondamentale l’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione italiana, per garantire un sistema di contrattazione collettiva realmente rappresentativo, capace di difendere adeguatamente lavoratrici e lavoratori.
Come indicato nei lavori dell’Esecutivo nazionale Uil di Fiuggi, il 3 e 4 febbraio del 2025, il contrasto al dumping contrattuale richiede azioni sinergiche tra istituzioni, parti sociali e legislatore. In particolare riteniamo necessari: un intervento legislativo sulla rappresentanza e rappresentatività, di sostegno ai contenuti degli accordi interconfederali; una misurazione della rappresentanza di tutti i soggetti contrattuali, comprese le Organizzazioni datoriali; un intervento normativo che preveda l’obbligatorietà per le aziende di comunicare gli iscritti alle Organizzazioni sindacali; un regolamento che preveda nelle aziende al sotto dei 15 dipendenti la costituzione di una rappresentanza dei lavoratori, prediligendo le Rsu alle Rsa e, nelle realtà più ridotte, la nomina di un delegato di bacino.
Altro importante fronte, che vorremmo aprire con il Governo, riguarda il welfare nel nostro Paese. I nostri sistemi di protezione sociale saranno profondamente condizionati, nella qualità e quantità di prestazioni da erogare, dall’andamento demografico, che inciderà considerevolmente sulla sostenibilità finanziaria. Oggi, in Piemonte, ogni 100 giovani con età inferiore ai 16 anni, risiedono 225 persone con più di 65 anni, rapporto destinato a peggiorare per la costante diminuzione dell’indice di fertilità, già inferiore a quello necessario a garantire il ricambio generazionale.
Serve un confronto organico per una riforma strutturale della previdenza, che dia stabilità e certezza dei diritti, che garantisca flessibilità in uscita, si preoccupi di assicurare pensioni dignitose e, per il futuro, pensi a quelle dei giovani e delle donne, particolarmente penalizzati dalle attuali regole.
Per quanto riguarda il Servizio sanitario nazionale, siamo fortemente preoccupati per il cronico sottofinanziamento, per la carenza di personale, che perdura da oltre dieci anni a causa degli errori (voluti) nella programmazione della formazione degli operatori, per la mancanza di strutture di prossimità e, una volta realizzate, per il loro funzionamento. Si tratta di un insieme di fattori che determinano lunghe liste di attesa per ottenere le prestazioni e forti differenziazioni tra i cittadini.