7 Ottobre 2026

TRA CASA, TRASPORTI E ADDIZIONALI IRPEF: LA SFIDA DELL’EQUITÀ E DELLA SOSTENIBILITÀ SUL TERRITORIO

Il principio della progressività fiscale, solennemente sancito dall’articolo 53 della nostra Costituzione, rischia di naufragare proprio nel livello di imposizione più vicino alle tasche dei cittadini: il territorio locale. Lo conferma l’ultimo studio realizzato dalla Uil sulle addizionali regionali e comunali Irpef che scatta un’istantanea impietosa della Lombardia, dove l’equità sociale viene troppo spesso sacrificata sull’altare del frammentato panorama delle amministrazioni comunali. Se a livello regionale ci si dota di un sistema formalmente progressivo, è nei Comuni che si consuma un vero e proprio “arbitraggio geografico” al contrario che penalizza le fasce più deboli.

Milano si conferma l’ente più tutelante, garantendo l’esenzione totale dall’addizionale comunale fino a 23 mila euro di reddito imponibile. A ruota seguono Mantova (22 mila) e Lodi (17 mila). Sul fronte opposto, Bergamo applica un’aliquota fissa dello 0,8% senza alcuna fascia di esenzione, mentre Sondrio e Varese fermano la franchigia rispettivamente a 10 mila e appena 8 mila euro. Un abisso di 15 mila euro che si traduce in un’iniquità immediata: un lavoratore o un pensionato lombardo con un reddito di 15 mila euro gode dell’esenzione totale a Milano, ma è costretto a versare l’imposta fino all’ultimo centesimo se risiede a Varese. Inoltre, la maggior parte dei capoluoghi adotta una flat tax locale (aliquota unica piatta), colpendo con la medesima percentuale contribuenti con capacità economiche radicalmente distanti. Solo realtà virtuose come Mantova, Lodi e Pavia applicano una vera progressività per scaglioni.

Questa giungla fiscale calata nel contesto socioeconomico lombardo è foriera di un crescente disagio sociale. Nei nostri territori, oltre al peso dell’inflazione, registriamo una crescita vertiginosa dei costi dell’abitare, il risultato è un potere d’acquisto fortemente ridotto che annulla l’effetto dei rinnovi contrattuali che lo avevano parzialmente e faticosamente ricostruito.

Vivere nelle città è diventato quasi impossibile e non solo per i redditi bassi, da qui il crescente fenomeno dell’abbandono e la ricerca di soluzioni alternative in provincia.

Potrebbe sembrare tutto risolto e invece no, il pendolare dovrà fare i conti con le difficoltà nel raggiungere il posto di lavoro dovute a ritardi, servizio a volte insufficiente, infrastrutture carenti, oltre a significativi aumenti degli abbonamenti nel trasporto regionale e nel Tpl e livelli di tassazione locale insostenibili.

La mobilità, che dovrebbe essere un diritto garantito e un volano di inclusione, rischia di trasformarsi in un’ulteriore barriera che allontana i territori e che grava sempre più significativamente sui bilanci famigliari.

Come Uil Lombardia, riteniamo questa situazione non più tollerabile. La mobilità ne è un esempio, ma non è il solo. Non vogliamo privare i Comuni dei fondi necessari al welfare, ma chiediamo di ripensare i criteri di finanziamento in modo equo, è necessario avviare immediatamente una riflessione strutturale sul meccanismo delle addizionali territoriali. Coniugare bilanci sani, efficienza dei servizi e giustizia fiscale è possibile, come dimostrano le buone pratiche di alcune amministrazioni. La progressività non può essere un principio variabile a seconda del campanile sotto cui si risiede.