7 Ottobre 2026

RAPPRESENTANZA E WELFARE: DAL CONGRESSO UNA SFIDA CHE PARTE DAL MEZZOGIORNO

Le riflessioni proposte dal Segretario generale PierPaolo Bombardieri aprono un confronto necessario, che va oltre la contingenza della manovra economica e investe il cuore dell’azione sindacale: la rappresentanza e il welfare, nell’anno del Congresso della Uil. Temi che, se letti dal punto di vista dei territori del Mezzogiorno, assumono un valore ancora più urgente e concreto.

Soprattutto in regioni come la Basilicata, la questione della rappresentanza non è un nodo astratto o esclusivamente organizzativo. È una condizione essenziale per garantire diritti reali in contesti segnati da precarietà, bassi salari, frammentazione produttiva e diffusione di contratti che non tutelano davvero il lavoro. Partiamo da una situazione di precariato in Basilicata pesante con un’alta percentuale di contratti a termine (oltre il 74% delle assunzioni), specialmente nei settori della sanità, edilizia e pubblica amministrazione. Inoltre, almeno il 4,5% dei lavoratori lucani di quattro contratti collettivi (Terziario, Distribuzione e Servizi; Pubblici Esercizi, Ristorazione Collettiva e Commerciale e Turismo; aziende del settore Turismo; dirigenti di aziende del Terziario, della distribuzione e dei servizi) è contrattualizzato da un “contratto pirata”. Su 31.540 lavoratori sono in circa 1.500 con una percentuale del 6% dipendenti di attività economiche corrispondenti ai quattro contratti meno tutelati in provincia di Matera e del 3,5% in provincia di Potenza. I contratti pirata producono dumping salariale e impoverimento sociale e colpiscono in modo particolare le aree più fragili del Paese. Definire regole chiare sulla rappresentatività significa rafforzare la contrattazione, dare certezza alle lavoratrici e ai lavoratori, restituire dignità al lavoro.

L’idea di dare piena attuazione all’articolo 39 della Costituzione, superando timidezze e remore ideologiche, va nella direzione giusta. Due regole semplici – trasparenza sulle deleghe e un voto certo per il rinnovo delle Rsu – possono cambiare radicalmente il sistema delle relazioni industriali anche nel settore privato. È una battaglia di civiltà che il sindacato deve assumere come prioritaria, soprattutto nel Sud.

Accanto alla rappresentanza, il welfare è l’altro grande fronte su cui si misura la credibilità della nostra azione. Nel Mezzogiorno, la crisi dello Stato sociale pesa di più: sanità in difficoltà, servizi insufficienti, mobilità carente, pensioni che non garantiscono una vecchiaia dignitosa. Per questo la discussione sul welfare non può essere rinviata o limitata a interventi emergenziali. Serve una visione di lungo periodo, capace di tenere insieme sostenibilità finanziaria, equità sociale e diritti universali.

L’esperienza della Uil Basilicata, anche in un percorso del tutto inedito come On the Way – un viaggio della Uil attraverso i 131 comuni, incontrando sindaci e comunità – dimostra quanto sia fondamentale legare le grandi scelte nazionali alla dimensione territoriale, all’ascolto dei bisogni reali delle persone, alla presenza nei luoghi di lavoro e nelle comunità. Il welfare e la rappresentanza non sono capitoli separati: sono strumenti per contrastare lo spopolamento, sostenere l’occupazione di qualità, offrire prospettive ai giovani.

La stagione congressuale del 2026 rappresenta dunque un passaggio decisivo. È il momento in cui la democrazia sindacale si esprime nella sua forma più alta e in cui l’Organizzazione è chiamata a pensare se stessa per i prossimi dieci anni, affrontando anche le grandi trasformazioni legate all’innovazione tecnologica e all’intelligenza artificiale, senza perdere di vista il tema centrale della redistribuzione della ricchezza prodotta.

Non è tempo di essere spettatori. Come ha ricordato PierPaolo Bombardieri, siamo parte in causa e abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità che riguarda il futuro del lavoro e delle persone che rappresentiamo. Per la Uil Basilicata questo significa rafforzare un progetto di sindacato che non si limita ai luoghi tradizionali della contrattazione, ma che vive nei territori, nelle comunità, nelle aree interne, accanto a chi lavora, a chi cerca lavoro, a chi rischia di restare indietro. Un sindacato di comunità, capace di tenere insieme diritti, welfare, sviluppo e coesione sociale, è la risposta più concreta alle fragilità del Mezzogiorno. Perché il futuro non si subisce: si organizza, insieme.