Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e altri che si misurano nelle relazioni costruite. Quello che ci ha portati al XIX Congresso nazionale della Uil, a Padova, appartiene a entrambe le categorie. Siamo partiti dalla Basilicata all’alba, affrontando centinaia di chilometri e le difficoltà di collegamenti che ben conosciamo. Ma il viaggio più importante era già iniziato mesi prima, sulle strade della nostra regione, quando abbiamo deciso che il Sindacato non avrebbe più aspettato le persone nelle proprie sedi, ma sarebbe stato lui a raggiungerle.
È nato così “On The Way 131”, un progetto che rappresenta molto più di un percorso congressuale: è un modo nuovo di interpretare il ruolo del Sindacato nel tempo delle grandi trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche. Abbiamo scelto di attraversare tutti i 131 comuni della Basilicata, dalle città ai piccoli centri delle aree interne, incontrando lavoratori, pensionati, giovani, imprenditori, amministratori locali, associazioni e cittadini. Non per fare passerelle, ma per ascoltare.
In un’epoca in cui tutto sembra consumarsi dietro uno schermo, noi abbiamo deciso di rimettere al centro il valore dell’incontro. Abbiamo percorso migliaia di chilometri, condiviso oltre trecento caffè, realizzato dossier dedicati a ciascun comune, organizzato assemblee e confronti pubblici. Ogni tappa ci ha restituito un pezzo della Basilicata reale, quella che vive quotidianamente le difficoltà, ma continua a coltivare speranza.
Abbiamo trovato comunità che resistono allo spopolamento, amministratori che difendono servizi essenziali sempre più ridotti, imprenditori che continuano a investire nonostante le difficoltà, giovani che vorrebbero costruire il proprio futuro nella terra in cui sono nati. Ma abbiamo incontrato anche lavoratori che chiedono sicurezza, pensionati che attendono una sanità più efficiente, famiglie che vedono allontanarsi scuole, banche, uffici pubblici e servizi.
Questa esperienza ci ha confermato una convinzione: il Sindacato del futuro dovrà essere sempre più il Sindacato delle persone e delle comunità. Non basta rappresentare il lavoro nei tavoli della contrattazione. Occorre abitare i territori, comprenderne i cambiamenti, costruire relazioni permanenti e diventare un punto di riferimento quotidiano.
La Basilicata vive una stagione delicata. Le vertenze industriali, dal comparto automotive con Stellantis e il suo indotto fino a realtà come CallMat e Natuzzi, si intrecciano con problemi strutturali che riguardano infrastrutture insufficienti, servizi pubblici fragili, emigrazione giovanile e calo demografico. Sono sfide che non possono essere affrontate separatamente, perché appartengono a un’unica grande questione: garantire il diritto delle persone a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella propria terra.
Per questo, da Padova, abbiamo voluto rilanciare la proposta della Magna Carta della Basilicata 2030, un documento che raccoglie idee e priorità per il rilancio della Regione e che vuole aprire un confronto con le Istituzioni nazionali. Il Mezzogiorno deve tornare al centro dell’agenda politica del Paese, non come problema da gestire, ma come opportunità di sviluppo per l’Italia intera. Dove manca il lavoro, infatti, si indeboliscono anche la rappresentanza, la partecipazione democratica e i diritti di cittadinanza.
Il consenso che la Uil Basilicata continua a registrare, testimoniato dalla crescita degli iscritti, non nasce da slogan o campagne mediatiche. È il risultato di un rapporto costruito giorno dopo giorno, guardando le persone negli occhi e condividendo le loro preoccupazioni. La fiducia si conquista con la presenza, con la credibilità e con la capacità di offrire risposte concrete.
Il Sindacato del Terzo Millennio sarà chiamato ad affrontare sfide decisive, dall’Intelligenza artificiale alla transizione ecologica e digitale, senza perdere la propria identità. L’innovazione dovrà essere governata mettendo sempre al centro il lavoro, la dignità e la persona. Nessuna tecnologia potrà sostituire il valore dell’ascolto, del dialogo e della solidarietà.
È questa la lezione che portiamo dall’esperienza di “On The Way 131”. Abbiamo scelto la strada più impegnativa, quella che richiede tempo, fatica e presenza costante. Ma è anche la strada più autentica. Perché la Uil vuole continuare a essere una comunità che cammina insieme alle persone, non davanti né dietro di loro.
Solo così il Sindacato potrà continuare a essere protagonista del cambiamento e custode dei diritti. Solo così nessun cittadino dovrà più pensare che il proprio destino dipenda dal luogo in cui è nato.