Nella fase storica che stiamo attraversando si intrecciano cambiamenti epocali: economici, tecnologici, demografici e ambientali. Transizioni che stanno già oggi investendo il mondo del lavoro, i processi produttivi, l’erogazione dei servizi pubblici e il tessuto stesso della nostra società.
Come Uil Fp riteniamo fondamentale rilanciare un Patto sociale sulla scia del Patto per l’Innovazione del Lavoro pubblico e la Coesione sociale del 2021. Quel documento, infatti, ci ha lasciato un metodo che conserva tutta la sua forza: le grandi trasformazioni si governano attraverso un confronto stabile tra Istituzioni e parti sociali, con l’obiettivo di investire strutturalmente nelle persone, nel lavoro, nella qualità delle istituzioni e nella coesione sociale.
Ripartire dal Pubblico significa superare i vincoli stringenti di un’austerità che ancora soffoca gli organici delle amministrazioni e mortifica le professionalità. Significa investire con convinzione nel personale, in competenze e innovazione organizzativa, riaffermando il principio per cui, mentre la politica definisce gli obiettivi, la gestione deve essere affidata al merito e alla responsabilità.
La sanità rappresenta in questo senso una sfida. Liste d’attesa, carenza di professionisti, aumento della spesa sanitaria sono le ferite profonde di un sistema che inizia progressivamente a indebolirsi. Ma la sfida non si riduce solo al mero reperimento di risorse economiche: il banco di prova è la capacità di trasformare tali risorse in servizi realmente accessibili, garantendo personale e organizzazione. Quando il ricorso al privato diventa un obbligo per chi non può aspettare, l’universalità del Servizio sanitario nazionale, pilastro della nostra democrazia, inizia a scricchiolare paurosamente. E mentre il Pubblico boccheggia, la sanità privata, dove migliaia di lavoratrici e lavoratori svolgono funzioni essenziali, resta ostaggio di contratti che non vengono rinnovati da anni.
È proprio dove la dignità del lavoro viene sacrificata sull’altare di un profitto immediato, che si manifesta la vera emergenza sociale. In un tempo segnato dal dumping contrattuale e dai contratti pirata, rafforzare la rappresentanza, come dimostrato dalla recente intesa tra Cgil, Cisl e Uil, significa difendere la qualità del lavoro come presidio di cittadinanza. Bisogna orientare le risorse, comprese quelle del welfare contrattuale e della sanità integrativa, verso chi rispetta il lavoro, applica i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative e rifiuta le derive speculative. Il welfare non deve essere neutrale, ma deve diventare uno strumento di politica sociale, capace di premiare chi investe nella dignità delle persone, sottraendo il personale alla logica del precariato permanente.
Ovviamente, tutelare e regolamentare non può limitarsi al solo perimetro sanitario: deve estendersi alle nuove sfide sistemiche come nel caso dell’Intelligenza artificiale. La frontiera digitale può essere una straordinaria leva di progresso o un mostro divoratore di democrazia.
Se lasciamo che siano pochi soggetti a controllare dati, algoritmi e infrastrutture rischiamo di consegnare il mondo del lavoro, e più in generale la società, nelle mani di chi risponde solo a logiche cieche di profitto.
Per questo la Uil Fp propone un Patto sociale dei dati, un nuovo contratto sociale che assicuri trasparenza degli algoritmi, controllo democratico delle infrastrutture digitali e una redistribuzione del valore generato dai dati e dall’innovazione. Perché se i dati delle persone producono ricchezza, quella stessa ricchezza deve tornare alla collettività, rafforzando servizi pubblici, formazione, diritti e democrazia. In definitiva, nella fase di transizione che stiamo attraversando, la vera sfida non è solo innovare, ma garantire che i mutamenti nella sfera economico-sociale non producano nuove disuguaglianze, assicurando che nessuno venga lasciato indietro. È questa l’ambizione necessaria per costruire un futuro dignitoso per i servizi pubblici, infrastruttura fondamentale della nostra democrazia.