7 Ottobre 2026

CONTRATTI PIRATA, DUMPING E WELFARE IN CRISI

L’efficacia obbligatoria e riconosciuta a tutti i lavoratori del valore dei contratti di lavoro è stata ed è attualmente uno dei punti irrisolti del nostro ordinamento giuridico. Fin dalla nascita delle tre centrali sindacali in Italia, a partire dal 1950, questo argomento è stato divisivo, soprattutto tra le posizioni delle stesse organizzazioni sindacali. Troppo vicini erano stati gli echi e i ritorni degli effetti procurati dal regime fascista che avevano costretto il sindacato a muoversi in clandestinità per la mancanza di libertà d’opinione.

Con la Costituzione, all’articolo 39 – secondo, terzo e quarto comma – si ricreavano delle situazioni di controllo sulle organizzazioni sindacali da parte dello Stato che fecero riaffiorare timori e dubbi di piena autonomia e libertà di azione.

Certamente il primo comma dell’articolo 39 della Costituzione toglieva e toglie ancora oggi ogni dubbio sul ribadire che l’organizzazione sindacale è libera, ma i successivi punti legavano e legano fortemente il sindacato a un preciso riconoscimento formale da parte dello Stato centrale.

Questa problematica si è protratta senza una soluzione concreta fino ai giorni nostri.

La contrattazione collettiva ha ottenuto una legittimazione di fatto, anche se non di diritto, con il reciproco riconoscimento delle parti stipulanti gli stessi contratti.

Una sorta di “erga omnes” gestito dalle organizzazioni comparativamente maggiormente rappresentative e riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano.

Tutto ciò non ha potuto però frenare la forte produzione di una contrattazione sviluppata da soggetti assolutamente non rappresentativi, creati ad hoc per concordare contratti collettivi cosiddetti “pirata“, caratterizzati da meno diritti e condizioni economiche inferiori rispetto a quelli stipulati da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (come Cgil, Cisl e Uil). Si parla di circa 800 contratti pirata depositati al Cnel, perfettamente legittimi, ma deleteri e colpevoli di sviluppare dumping salariale e normativo tra la classe lavoratrice.

La creazione di uno specifico dettato legislativo di recepimento delle norme sulla rappresentatività, già concordate a suo tempo tra sindacati e controparte datoriale, costituirebbe un’azione immediata di annullamento di tutti i contratti pirata, con la contestuale messa a terra del dettato costituzionale e l’applicazione integrale dell’articolo 39.

Sicuramente il risultato finale sarebbe quello di migliorare il potere di acquisto dei nostri salari, oltre alla creazione di condizioni di lavoro più decorose. I sindacati ne uscirebbero più forti e consapevoli che la loro firma acquisirebbe un valore molto più importante sugli accordi e sui contratti di lavoro, trasformandoli in atti con forza di legge.

Al tema delle politiche dei redditi si associa quello della difesa dello Stato sociale nel nostro Paese, in fase di forte dissoluzione a causa del patto di stabilità europeo e delle relative politiche restrittive. In questo caso, appare indispensabile pensare a un nuovo modello di welfare che permetta di offrire quei servizi universali previsti dalla nostra Costituzione, pur tenendo conto della sostenibilità del sistema.

Per riportare tutto in equilibrio serve aumentare il Pil, andando a incidere su un aumento importante degli occupati e sul potere di acquisto dei salari, oltre a incentivare le politiche specifiche per aumentare le nascite e invertire l’inverno demografico che stiamo vivendo. Più di due milioni di giovani hanno smesso di studiare e di cercare lavoro e potrebbero essere avviati in percorsi di politiche attive e formative. L’aumento dell’occupazione dovrebbe essere contestualizzato con un provvedimento di stabilità del posto di lavoro in modo che la crescita e la risposta sul Pil sia strutturale e non temporanea.

Si tratta di agire con investimenti pubblici mirati per costruire un sistema sociale all’altezza degli attuali bisogni richiesti dai cittadini italiani, nel rispetto delle indicazioni europee. Serve più occupazione, più stabilità, più reddito.