Uno spazio di confronto è sempre una ricchezza e la ripartenza di ‘Lavoro Europeo’, sulle radici dello storico ‘Lavoro italiano’, è un momento di grande rilievo per la nostra organizzazione che cresce, si confronta con un mondo che cambia e un mercato del lavoro che non è più quello del Novecento. E allora come può un sindacato essere utile e attrattivo per le lavoratrici e i lavoratori, ma soprattutto per i giovani che si trovano di fronte a uno scenario senza precedenti? Sta proprio qui la vera sfida, e qui si vedrà la nostra bravura: spiegare agli svantaggiati, ai disillusi, ai deboli e a chi magari è stato espulso dal mercato del lavoro, che un’organizzazione come il sindacato è utile, concreta e, addirittura, necessaria. D’altronde, l’avevano previsto anche i nostri padri costituenti, con l’articolo 39 a cui è il caso di dare, quanto prima, una piena attuazione.
In una congiuntura internazionale come questa che stiamo vivendo, un sindacato serve a contrastare abusi e prepotenze che troppo spesso ci troviamo a vivere. È inaccettabile, nel 2026, che i lavoratori e le lavoratrici si trovino a dover combattere per il proprio impiego a ogni cambio di appalto. Il sindacato, in un momento di profondo cambiamento del mercato del lavoro, si impegna affinché sia rispettata la dignità di ciascuno e venga rimessa al centro la contrattazione. Non è di certo facile, ma la Uil è in prima linea in questa battaglia. E come esprimere al meglio questo ruolo, se non attraverso la fase congressuale, che è la massima espressione della democrazia sindacale? Con il Congresso, il sindacato non solo rinnova o assegna una nuova investitura ai suoi vertici, ma si apre alle istanze dei lavoratori attraverso una fase di assemblee nei luoghi produttivi, coinvolgente e profonda. Queste istanze poi vanno raccolte, con pragmatismo e concretezza, rigettando qualsiasi forma di ideologia precostituita: l’unica stella polare della Uil è il bene dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici. Serve aprirsi sempre di più, preparandosi a nuove sfide con gli strumenti della modernità e non con quelli novecenteschi. La Uil, con la comunicazione, con l’intelligenza artificiale e con le tecnologie, ha iniziato a parlare una lingua diversa e questo ha portato un cambio di passo visibile a tutti i livelli.
La nostra vocazione, utile e pragmatica, è la nostra unicità e il nostro valore aggiunto. Se è vero, come è vero, che l’unità sindacale è un valore, questa però non deve mai farci diventare figli di un dio minore.
In Umbria, per esempio, il nostro ‘Protocollo per la sicurezza e la qualità del lavoro’ ha fatto avviare in Assemblea legislativa un percorso di aggiornamento della legge del 2024 sulla cooperazione. Nostro obiettivo è quello di iniziare una lotta senza quartiere ai subappalti indiscriminati che mettono in pericolo i lavoratori. Su questo tema non permetteremo rallentamenti, perché ci siamo mossi nella massima disponibilità e generosità, e non accetteremo alcun tipo di malafede da parte di nessuno.
Sempre in merito alla stella polare del pragmatismo, a livello nazionale, per esempio sulla legge di Bilancio, abbiamo apprezzato l’estensione e la detassazione degli aumenti contrattuali, arrivata dopo anni di nostre battaglie. Ci siamo convintamente opposti, invece, al colpo di mano che si è tentato in Commissione, con l’approvazione di un articolo che sanciva come, anche quando un giudice accerta la retribuzione non conforme all’articolo 36 della Costituzione, si poteva negare il riconoscimento delle differenze retributive maturate prima della proposizione del ricorso. Sarebbe ora, inoltre, che il Governo avviasse un confronto bipartisan sul welfare. Dobbiamo analizzare che cos’è lo stato sociale oggi, quale sarà la condizione del welfare domani e quali sono le misure necessarie per finanziarlo, in un mondo che cambia continuamente e velocemente.
Tante sfide, dunque, con una Uil nuova, moderna e più forte, per continuare a lavorare per le persone, al centro – da sempre – della nostra attività.