11 Ottobre 2026

Alle origini del bilancio comune

Il quadro finanziario pluriennale, proposto dalla Commissione europea, ha fatto molto discutere: prevede importanti modifiche alla contabilità di Bruxelles e non poteva essere altrimenti. In una fase di grandi mutamenti economici, politici e sociali, come ha dichiarato la stessa Von Der Leyen, “L’Europa deve tenere il passo”, anche in termini di bilancio. Un assioma valido da sempre, da quando fu istituita la prima stima del fabbisogno finanziario europeo con la nascita, insieme all’Euratom, della Cee. Questa, dopo il periodo transitorio per il completamento del Mercato comune, si ritrovava in una difficile situazione di stallo.

Era la fine degli anni ’60 e il fallimento del piano Fouchet, la crisi della sedia vuota e i due veti di De Gaulle all’ingresso del Regno Unito, avevano fiaccato l’esprit communitaire. Nel mentre, la tensione sociale andava di pari passo con quella finanziaria. Il sistema di Bretton Woods era prossimo al collasso e le crisi valutarie convinsero i Sei a ragionare su un’integrazione monetaria. Un’opzione valida perfino per Parigi, pronta anche a ritirare lo storico veto sul Regno Unito. In cambio, però, chiedeva la riforma finanziaria della Pac, sostenuta anche da altri Stati della Cee.