Ci affacciamo alla stagione congressuale in un contesto per nulla ordinario, in cui dovremo fare i conti con scenari complicati e del tutto nuovi, sia fuori che dentro i nostri confini nazionali. Una realtà molto complessa che si configura in particolare su scala internazionale, segnata da guerre, conflitti di potere, territori contesi e dalla crescente concentrazione della potenza finanziaria e tecnologica, con effetti diretti sul mondo del lavoro, sulla coesione sociale e sulla vita delle persone. In tale difficile situazione, appare dunque chiaro che il ruolo del sindacato sarà sempre più determinante anche per ridisegnare nel nostro Paese una struttura sociale più equa e dignitosa, eliminando le forti storture e le diseguaglianze che oggi contribuiscono a contrastare uno sviluppo concreto, solido ed equilibrato, riducendo in povertà vaste fasce di lavoratori, privando quelle più anziane di una vita dignitosa e impedendo ai giovani di immaginare e costruire una prospettiva futura.
Per questo scopo uno degli elementi fondamentali da migliorare, sostenere e soprattutto da considerare è il valore da attribuire al diritto alla mobilità delle persone. Infatti, non può esserci un pieno sviluppo sociale senza lo sviluppo di una mobilità efficace e integrata che rappresenti un vero e proprio elemento di democrazia per tutti. Il Paese attraverso i trasporti può determinare una crescita in tutti i sensi: democratica, sociale e anche umana, ma per farlo c’è bisogno di un sistema infrastrutturale e dei trasporti intermodale, all’interno del quale ogni attore lavori in modo coordinato e funzionale. Abbiamo bisogno di un cambio radicale di paradigma nelle scelte di mobilità a partire dalla valorizzazione delle persone che questa mobilità, con sacrificio e abnegazione, malgrado tutto, ancora garantiscono.
Siamo invece un paese dove la parola sistema viene spesso utilizzata senza concretizzarsi mai in un’organizzazione strutturata e funzionale delle risorse e dei progetti.
Va assolutamente ribadito che, in assenza di un progetto, di una visione chiara, di soluzioni concrete che garantiscano e valorizzino il lavoro, tutelino le condizioni e la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, assicurino la quantità, la qualità e l’economicità dei servizi a tutte le persone, dobbiamo avere il coraggio di opporci in maniera determinante all’idea sempre più pressante, da parte della politica, di privatizzare pezzi importanti della nostra economia, asset fondamentali per la sicurezza e lo sviluppo del nostro Paese come i porti, o le ferrovie, l’Enav, solo con il reale, esclusivo, intento di fare cassa, senza una vera prospettiva futura. Le logiche di mercato basate esclusivamente sul profitto, creano solo maggiore incertezza e favoriscono il lavoro precario.
L’assoluta mancanza di visione e programmazione si ripercuote in maniera evidente sia sul servizio che sul lavoro, generando precarietà, incertezza, insicurezza e tensioni. Nei trasporti, in particolare negli ultimi anni, abbiamo assistito alla crescita di un fenomeno preoccupante che è quello delle aggressioni. Ogni anno, nel nostro Paese, vengono denunciate oltre 7000 aggressioni ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori nel settore dei trasporti. A queste vanno aggiunti tutti gli episodi di violenza, fisica o verbale, che non vengono denunciati. Un problema che riguarda tutti i settori dei trasporti e dei servizi: dal pubblico locale a quello ferroviario, dalla logistica al trasporto aereo e ai servizi ambientali.
Non possiamo ignorare il contesto in cui queste aggressioni avvengono perché è chiaro che, se non si investe in modo corretto, le infrastrutture di questo paese non cresceranno mai peggiorando anche il servizio e aumentando la frustrazione degli utenti e, di conseguenza, il pericolo di aggressioni che rimangono sempre e comunque azioni criminali che non possiamo tollerare. Per questo motivo abbiamo lanciato la campagna “Aggressioni nei trasporti. Per me è no!” con l’obiettivo di incoraggiare lavoratrici e lavoratori a denunciare ogni violenza subita e creare consapevolezza tra i cittadini.
Siamo davanti a un crescente malessere di buona parte della società dovuto alla forte emorragia di posti di lavoro e più in generale alla profonda crisi economica che ci troviamo a fronteggiare. Oggi avere un lavoro non è sufficiente per evitare di cadere in povertà.
È proprio sul tema salariale e delle tutele che dobbiamo concentrare il nostro lavoro e la nostra azione. Il contrasto al precariato e al dumping contrattuale sono obiettivi prioritari che portiamo avanti al fianco della Uil, nella consapevolezza che i valori che accomunano tutta la nostra organizzazione vanno sempre più difesi, tutelati e rimessi al centro.