Grazie alla Uil per avere scelto questa regione per il Congresso nazionale. Il Veneto è una terra di contraddizioni, fatta di grandi lavoratori e di intuizioni geniali, che ogni tanto però si chiude nell’auto-referenzialità e nella diffidenza verso tutto ciò che è esterno, tutto ciò che è “foresto”. È una terra che nonostante tutto ci riempie di orgoglio: proviamo a raccontarla, perché crediamo che partendo da qui possano venire degli spunti utili per il presente e per il futuro, non solo di questa regione, ma di tutto il Paese.
È nella metà degli anni Novanta che si comincia a parlare di “Miracolo del Nordest”, cioè di quella straordinaria trasformazione economica vissuta alla fine del secolo scorso, quando un’area considerata fino al dopoguerra relativamente periferica e in parte agricola divenne una delle zone più dinamiche e ricche d’Europa. Il fenomeno fu trainato da una fittissima rete di piccole e piccolissime imprese, di aziende a conduzione familiare, da un artigianato evoluto, da distretti industriali specializzati con una forte propensione all’export. Questo tessuto ha consentito una crescita rapidissima dell’occupazione e del reddito.
Scattiamo una fotografia della situazione odierna: le aziende censite dal sistema camerale sono 414.000. Di queste, oltre 400mila (il 97%) hanno meno di 15 dipendenti, il 53,1% sono ditte individuali. Nel 2024, ultimo dato certificato, il Pil regionale è stato pari a circa 201 miliardi di euro, corrispondenti al 9,2% del Pil italiano.
Oggi l’espressione “Miracolo del Nordest” viene usata con una sfumatura storica e persino nostalgica, perché quel modello è stato messo alla prova dalla globalizzazione, dalla concorrenza internazionale, dalla digitalizzazione e dall’invecchiamento della popolazione.
Ed eccoci all’altra fotografia che ci serve per raccontare il Veneto, quella demografica: in questa regione vivono oggi 4.850.000 persone. Gli under 18 sono 714mila, (meno del 15%). Gli over 65 sono 1 milione e 200mila, il 25% del totale.
Se adesso mettiamo assieme queste due fotografie, vediamo una regione che rappresenta ancora un punto di riferimento importante per l’economia di questo Paese, ma con un destino segnato, se non interverranno modifiche strutturali.
Il piccolo e bello non funziona più. Non è più rinviabile la necessità di un’aggregazione delle Pmi. La competizione internazionale, i costi dell’energia, le guerre, i dazi, l’avvento dell’Intelligenza artificiale, la difficoltà di compiere un ordinato ricambio generazionale sono tutte condizioni che spingono verso raggruppamenti di aziende, di cervelli, di risorse.
E poi c’è la curva demografica. Un quarto degli abitanti è già in pensione, i giovani sono pochi e saranno sempre meno. Oltre all’impatto sul mondo del lavoro, questa trasformazione implica un ridisegno del welfare. C’è da dire che il nuovo presidente della Regione Alberto Stefani ha dimostrato sin dall’insediamento una spiccata sensibilità sul tema e si è subito impegnato con molte misure legate al sociale. Non è una scelta banale: accompagnare la trasformazione della società è il primo e indispensabile passo per creare le condizioni necessarie per lo sviluppo.
Sanità e sociale sono i prerequisiti. Poi ci vogliono politiche industriali di medio e lungo termine. Bisogna rilanciare ciò che rende unico il nostro sistema produttivo: la capacità di coniugare sapere artigianale e innovazione, creatività e competenze, territorio e impresa. Gli ingredienti? Salari adeguati, sicurezza nei luoghi di lavoro, formazione continua e possibilità di crescita professionale, contrasto alla precarietà. Per dare un futuro a questa regione, dobbiamo dare certezze soprattutto ai giovani, che troppo spesso vivono il lavoro come una condizione temporanea e incerta.
È il nuovo modello veneto al quale abbiamo cominciato a lavorare e che consegniamo alla Uil nazionale, ai territori e alle istituzioni, perché crediamo possa rappresentare un contributo importante, un obiettivo che ci unisce e che renderà ancora più grande l’Italia e la Uil.
E allora costruiamolo insieme con coraggio, con passione e con la forza della nostra comunità.