C’è una parola che, fino a pochi anni fa, sembrava qualcosa di distante dai nostri ambiti di lavoro, ma che, da qualche tempo, entra sempre più spesso anche nei nostri settori: l’Intelligenza artificiale. Accade nei progetti, nella pianificazione, nella gestione dei dati, nella sicurezza, nella manutenzione dei macchinari. E riguarda sensori, droni, robot, piattaforme digitali, sistemi di controllo e strumenti capaci di prevedere problemi prima ancora che si verifichino. Ignorarlo sarebbe un errore grave.
Il settore delle costruzioni è ancora oggi uno dei meno digitalizzati. Eppure, è proprio uno di quelli che avrebbe più bisogno di innovazione: per recuperare produttività, migliorare la qualità delle opere, ridurre gli sprechi, aumentare la sicurezza e affrontare le grandi sfide della sostenibilità e della transizione ecologica. Per questo sarebbe sbagliato guardare all’intelligenza artificiale solo con paura o diffidenza. Le sue potenzialità sono enormi. Può aiutare a progettare meglio, a prevedere ritardi e criticità, a usare meno materiali, a consumare meno energia. Può perfino salvare vite, se utilizzata per monitorare i cantieri, segnalare situazioni di rischio, prevenire guasti e ridurre l’esposizione dei lavoratori alle attività più pericolose. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di utilizzare sensori e sistemi intelligenti per controllare in tempo reale un cantiere, prevedendo con anticipo il guasto di un macchinario, evitando incidenti e fermando il lavoro prima che accada qualcosa di grave.
Anche i robot, che spesso vengono raccontati come il simbolo di un futuro in cui l’uomo verrà sostituito, possono essere un valido aiuto se impiegati correttamente, ad esempio, per svolgere i lavori più pesanti, ripetitivi, usuranti o pericolosi, e lasciare ai lavoratori il controllo, l’esperienza, la competenza e la responsabilità.
Il problema, dunque, non è la tecnologia in sé, ma chi la governa e per quali obiettivi viene utilizzata. Da sindacalisti abbiamo il dovere di capire il cambiamento e governarlo. Perché l’intelligenza artificiale può essere uno straordinario strumento di progresso, ma può anche trasformarsi in qualcosa di molto diverso se lasciata nelle mani sbagliate o utilizzata solo per abbassare i costi, aumentare i ritmi e controllare le persone. Il rischio esiste. Se l’innovazione serve a rendere il lavoro più sicuro, meno faticoso e meglio retribuito, allora va sostenuta. Se invece viene usata per sostituire lavoratori, precarizzare ulteriormente il settore o aumentare il controllo senza tutele, allora diventa un problema.
La differenza la farà la capacità di accompagnare questa trasformazione con regole, contrattazione, formazione e partecipazione. Servono investimenti importanti sulle competenze. La formazione diventa la prima vera infrastruttura dell’innovazione. I lavoratori devono essere messi nelle condizioni di conoscere questi strumenti, di imparare a usarli e di non subirli. Allo stesso tempo, serve una contrattazione nuova, capace di affrontare temi che, fino a pochi anni fa, sembravano lontani dal mondo delle costruzioni. La tecnologia deve essere un supporto e non una minaccia. È questa convinzione che ci ha portato a sostenere, insieme alle altre organizzazioni della filiera delle costruzioni, il progetto “Construction Futures” alla Biennale di Venezia. Il messaggio che arriva da quell’esperienza è semplice, ma importante: il futuro non si può fermare, si può scegliere come costruirlo. Per questo il Sindacato deve esserci. Deve capire, discutere, proporre, contrattare. Deve avere il coraggio di stare dentro il cambiamento senza subirlo.
Le costruzioni del futuro avranno bisogno di più tecnologia, ma, soprattutto, di più qualità del lavoro, più sicurezza, più professionalità e più diritti. Perché nessuna innovazione sarà davvero utile se non saprà migliorare la vita delle persone che lavorano.