Il 2025 si conclude lasciando sul tavolo questioni decisive per il futuro del lavoro e della democrazia economica.
In questo scenario, la Uil sceglie di concentrare l’iniziativa politica su due assi strategici: rappresentanza e welfare. Non temi tecnici, ma scelte che definiscono chi decide, con quale legittimità e in nome di chi: senza regole chiare sulla rappresentanza, ogni discussione su salari, diritti e tutele resta fragile.
Il problema non è astratto. Senza un sistema che certifichi chi rappresenta davvero i lavoratori, proliferano i contratti pirata, frutto di sigle improvvisate che, in assenza di reale mandato, firmano accordi al ribasso. La conseguenza politica è evidente: salari più bassi, diritti compressi, concorrenza sleale: mettere ordine significa restituire dignità alla contrattazione.
Le soluzioni? Meno complesse di quanto spesso si voglia far credere. Attuare gli accordi interconfederali già esistenti, introdurre l’obbligo del versamento delle quote sindacali e stabilire una data unica per le elezioni delle Rsu nel settore privato. È ciò che già accade nel pubblico. E soprattutto significa aprire, senza timori ideologici, una discussione seria sull’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione.
Chi teme questa discussione teme la trasparenza: teme che emerga chi ha realmente la rappresentanza del lavoro e chi invece vive di rendita in un sistema opaco.
Il secondo fronte è quello del welfare. Dobbiamo uscire dal “recinto” annuale della manovra e aprire un confronto strutturale e bipartisan sul futuro delle pensioni, della sanità, delle politiche sociali. Non è un tema contabile: è il cuore del patto tra Stato e cittadini. E non può continuare a essere scaricato sulle lavoratrici, sui lavoratori, sui giovani e sui pensionati.
In un Paese che invecchia, in cui la tecnologia ridisegna processi produttivi e professioni, il welfare va ripensato ora. Rimandare significa accettare che il divario sociale cresca fino a diventare irreparabile.
Su questi temi le differenze sulle sfumature che esistono fra le tre confederazioni non dovranno impedire convergenze su obiettivi comuni.
In questo quadro, il Congresso della Uil del 2026 sarà un passaggio politico cruciale. Oltre due milioni di iscritte e iscritti saranno chiamati a discutere dell’identità del sindacato dei prossimi dieci anni, a partire da un tema che ridefinirà il lavoro: l’intelligenza artificiale. Governarla, e non subirla, sarà una sfida essenziale per redistribuire la nuova produttività e garantire tutele efficaci.
Solo un sindacato forte, rappresentativo e moderno può dare un contributo efficace alla gestione di questa transizione, per tutelare lavoratrici e lavoratori ed essere davvero un protagonista di un futuro migliore per questa nostra Italia.