Ci sono congressi che segnano una tappa nella vita di un’organizzazione e congressi destinati a lasciare un’impronta nel dibattito pubblico del Paese. Il XIX Congresso nazionale della Uil appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Per la qualità del confronto, per l’autorevolezza delle presenze e, soprattutto, per la capacità di indicare una visione del futuro, il Congresso ha rappresentato uno dei momenti più significativi nel panorama sindacale e politico nazionale.
La scelta di porre al centro dei lavori il tema dell’intelligenza deriva dalla consapevole assunzione di una responsabilità: quella di affrontare la più grande trasformazione economica e sociale del nostro tempo, riaffermando il ruolo del sindacato come protagonista del cambiamento e non come semplice osservatore. Perché il futuro del lavoro non può essere lasciato agli algoritmi, ma deve essere governato attraverso la politica, la contrattazione e il dialogo sociale, mettendo sempre al centro la dignità della persona.
Oggi il futuro dell’occupazione si gioca sulla capacità di governare gli algoritmi, regolamentare i sistemi intelligenti e riaffermare la centralità della persona rispetto alla tecnologia.
È un terreno sul quale lavoriamo da tempo, convinti che il Sindacato debba anticipare il cambiamento e non limitarsi a subirlo. L’intelligenza artificiale non è una questione esclusivamente tecnologica: è una sfida democratica.
Per questo il Congresso ha approvato la proposta della Uil di una piattaforma nazionale sull’intelligenza artificiale fondata sulla trasparenza degli algoritmi, sul controllo umano delle decisioni automatizzate, sulla tutela dell’occupazione, sul diritto alla formazione permanente e sulla redistribuzione dei benefici derivanti dall’aumento della produttività.
La formazione è il pilastro di questa strategia. Il diritto all’apprendimento permanente deve diventare parte integrante del nuovo welfare del lavoro, affinché nessuno venga escluso dalla trasformazione digitale. Allo stesso tempo, se l’innovazione produce maggiore produttività, i benefici devono tradursi in salari più alti, riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, migliori condizioni occupazionali e maggior qualità della vita.
Innovazione e sviluppo non possono essere disgiunti dalla giustizia sociale. Per questo motivo, rilanciamo una riforma fiscale capace di alleggerire il peso su lavoro dipendente e pensioni, di contrastare evasione ed elusione e di garantire una tassazione più equa, anche nei confronti delle grandi multinazionali digitali. Una fiscalità giusta è la condizione per finanziare investimenti, crescita e coesione sociale.
Lo stesso vale per il welfare. Sanità pubblica, previdenza, servizi territoriali e politiche per la non autosufficienza costituiscono i pilastri di una società moderna. In particolare, è indispensabile una riforma previdenziale che restituisca flessibilità ed equità, riconosca i lavori gravosi e garantisca una pensione dignitosa alle nuove generazioni, evitando che diventino i pensionati poveri di domani.
La difesa del Servizio sanitario nazionale, poi, resta una priorità. Servono maggiori investimenti, riduzione delle liste d’attesa, rafforzamento della medicina territoriale e valorizzazione del personale sanitario.
Infine, ma non ultimo, il tema dell’immigrazione, che deve essere governata come fenomeno strutturale e non emergenziale. Contrastare caporalato, lavoro nero e sfruttamento significa costruire percorsi di integrazione, legalità e inclusione, tutelando i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori.
La Uil è consapevole della propria missione: governare le trasformazioni senza rinunciare ai propri valori. Continueremo a promuovere un’innovazione che produca sviluppo, lavoro di qualità, giustizia sociale e nuove opportunità. Perché il progresso ha senso solo se mette al centro la dignità del lavoro e della persona.