La Liguria, secondo i dati del censimento Istat del 2025, è la regione più anziana d’Italia, con una percentuale sulla popolazione totale di over 65 pari al 28,9% e una di ultra80enni del 10,4%, destinata a raddoppiare nei prossimi 15 anni. Lo scopo della Uil non è quello di analizzare le cause di questo record, ma piuttosto di accompagnarne le necessità per non lasciare nessuno indietro: in poche parole, da anni abbiamo avviato una lotta alla solitudine in tutte le sue forme.
La solitudine nasce dove viene meno la dignità, motivo per cui un mondo del lavoro rispettoso, sicuro e attrattivo resta il principale antidoto all’isolamento e all’abbandono, ma esistono situazioni tipiche del nostro tessuto che non intendiamo dimenticare.
Le infrastrutture liguri, dalle autostrade agli aeroporti alle ferrovie, sono una realtà drammatica per i disservizi che non possiamo limitarci a imputare alla morfologia locale: viviamo in un territorio complesso, ma rallentamenti e ritardi hanno ovviamente effetti più deleteri su chi ha più urgenza di muoversi sul territorio e stiamo parlando, nello specifico, dei pazienti che entrano ed escono dalle degenze ospedaliere, degli studenti e dei pendolari.
Non chiediamo di poter prevedere i danni del cambiamento climatico o le fatalità, ma di essere resilienti, capaci cioè di rendere ogni miglioramento un vantaggio per tutti, anche per i più fragili.
Un discorso simile vale anche per la desertificazione delle periferie. La Liguria è costellata di piccoli centri, sulla costa e nell’entroterra, spesso con una popolazione dall’età media molto elevata: in questo contesto l’assenza di presidi quali i piccoli negozi, gli sportelli bancari o gli uffici postali non rappresentano solo una perdita di posti di lavoro, ma di luoghi di socialità estremamente importanti per chi rischia di affrontare il dramma della solitudine senza appigli, anche spontanei, su cui fare affidamento dove non arriva la famiglia.
E lottare contro la solitudine significa anche aumentare e migliorare la medicina territoriale, concetto spesso abusato da fantomatici programmi politici. I giorni drammatici della pandemia ci hanno dimostrato che la salute è un bene pubblico e un diritto costituzionale: avvicinare i presidi ospedalieri, diluire attraverso assunzioni il rischio di burnout per i professionisti della sanità, abbattere le liste d’attesa sono questioni croniche troppo a lungo rimandate.
Infine, essere la regione più longeva d’Italia non deve essere visto come una penalizzazione, ma come un’opportunità. Al netto di qualche dichiarazione infelice degli anni scorsi, nessuno può nascondere che i pensionati liguri siano una straordinaria risorsa per il welfare della nostra regione. In tal senso, essere solo non è solo un dramma personale, ma il sintomo che qualcosa non funziona a dovere nel fare di una popolazione una comunità.
Secondo il Centro studi Uilca, “Orietta Guerra”, in Liguria ci sono 30,76 pensionati ogni 100 abitanti, ma sul territorio il 6,52% dei pensionati ha un reddito inferiore ai 500 euro mensili e le donne che hanno una pensione sotto quel livello sono pari all’8,87%.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda poi il rischio di frodi economiche. Da un’indagine della Uil Pensionati emerge che un numero significativo di donne anziane ha subito truffe finanziarie, spesso da sconosciuti, ma in alcuni casi anche da amici/amiche o conoscenti. Questo dato evidenzia perciò la necessità di una maggiore tutela e informazione per prevenire situazioni di vulnerabilità. Un ultimo dato significativo riguarda la gestione del bilancio familiare: solo il 59,1% tiene traccia delle entrate e delle uscite mensili. Come ha recentemente sottolineato l’economista Annamaria Lusardi non è la fortuna o la sfortuna a determinare il nostro “benessere finanziario”, ma le nostre competenze in materia.
Oggi disponiamo di tecnologie all’avanguardia, guidate dall’intelligenza artificiale, che possono aiutarci a ridurre le distanze fisiche e generazionali. Non ci tiriamo indietro dal nostro ruolo di indirizzo e di monitoraggio per assicurarci che il progresso che ci viene prospettato tenga conto anche degli ultimi, dei più fragili e dei più soli. Questo per noi significa essere il sindacato delle persone.