Porto a questo Congresso il saluto della comunità del Caf Uil, che ho l’onore di rappresentare. Un saluto al Segretario generale, alla Segreteria confederale, alle categorie e a tutte le strutture territoriali.
Il Congresso è il momento in cui una comunità si guarda negli occhi e decide il futuro da costruire. Ed è dal futuro che vorrei partire, perché il tema che ci accompagna in questi giorni è l’Intelligenza artificiale: una rivoluzione che cambierà lavoro, economia e servizi. Prima di parlare di tecnologia, però, voglio parlare di persone.
Il Caf Uil non è un algoritmo: ha un volto, una voce, una storia. È fatto di donne e uomini che ogni mattina accolgono un cittadino, prima ancora di gestire una pratica. Il nostro valore più grande è la professionalità di chi trasforma un servizio in una relazione di fiducia, che nessuna macchina potrà mai sostituire. Per questo motivo, continuiamo a investire in formazione e valorizzazione delle competenze.
Ogni anno, elaboriamo milioni di dichiarazioni fiscali, Isee e pratiche sociali. Dietro questi numeri c’è un patrimonio di conoscenza che racconta la vita reale delle persone: disuguaglianze, difficoltà delle famiglie, crescita delle richieste di bonus. Un patrimonio che mettiamo a disposizione della nostra Organizzazione per costruire proposte concrete.
Sempre più giovani entrano nei nostri uffici per un Isee, una borsa di studio, un contributo affitto. Dietro quelle richieste c’è una generazione che fatica a progettare il futuro. Ecco perché la battaglia della Uil per salari più alti e lavoro stabile è una scelta di civiltà: la sfida non è solo creare lavoro, ma buon lavoro.
La digitalizzazione dei servizi pubblici è una trasformazione necessaria, ma non priva di rischi: mentre il mondo corre verso il digitale, anziani, lavoratori poco qualificati e cittadini delle aree interne rischiano di restare indietro. Per loro, il problema non è l’innovazione, è l’esclusione. Qui il Caf Uil diventa il ponte tra lo stato digitale e la vita reale delle persone, grazie alla nostra prossimità nei territori, spesso primo punto di accesso ai diritti.
Sull’Intelligenza artificiale, la Uil è stata la prima Organizzazione sindacale a chiedere con forza una regolamentazione nel mondo del lavoro: non per paura, ma per responsabilità verso chi lavorerà nel futuro. Gli utili generati dall’IA devono essere redistribuiti alla forza lavoro, non restare nelle mani di pochi. Nessun algoritmo può decidere da solo assunzioni, licenziamenti o valutazioni: chiediamo trasparenza, verificabilità e controllo umano effettivo, perché dietro ogni dato c’è una persona.
L’IA non eliminerà semplicemente posti di lavoro: molti cambieranno, altri nasceranno. Per questo la formazione continua deve diventare un diritto fondamentale del lavoro nel XXI secolo. Anche il Caf Uil sta investendo, insieme alla Confederazione, nel miglior utilizzo di questi strumenti, con Uilly IA. Ma il nostro punto cardine restano le nostre operatrici e i nostri operatori, che sosteniamo con sistemi semplificati per liberare tempo e spazio al rapporto umano.
La nostra idea di futuro è chiara: l’Intelligenza artificiale elabora dati, ma la mano tesa a chi chiede aiuto resta sempre una mano umana. Un futuro in cui la tecnologia è strumento, non fine, al servizio dei diritti e della coesione sociale.
L’IA cambierà strumenti e processi, ma non dovrà cambiare tre cose: la nostra capacità di stare accanto alle persone, la nostra idea di solidarietà, la nostra missione di rappresentanza. Continueremo a esserci con la nostra competenza, i nostri valori, la nostra grande comunità: la Uil.