In queste assise congressuali hanno risuonato nei nostri cuori e nelle nostre anime emozioni, condivisioni, senso di appartenenza a questa Uil, animata da una tensione morale che diventa militanza sindacale, dalla capacità di tenere insieme etica, autonomia e innovazione, dalla forza di rappresentare il lavoro con le idee, con la presenza tra le persone e soprattutto con i fatti: rinnovando i contratti, conquistando diritti, migliorando la vita di milioni di lavoratrici e lavoratori.
La nostra fierezza nasce dalla consapevolezza di essere un Sindacato libero e non subalterno a interessi ideologici o partitici.
Ed è per questo che non accettiamo lezioni di etica da chi pensa di dettare la nostra agenda politico-sindacali.
Sulla detassazione degli aumenti contrattuali e della contrattazione di secondo livello, le misure, fortemente sostenute da Uil e Uila, hanno rappresentato una conquista importante per oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori con salari bassi.
Non erano un “piatto di lenticchie”. Erano una risposta concreta ai bisogni delle persone e un rafforzamento della contrattazione. Lo erano ancora di più per migliaia di lavoratori stagionali dell’agricoltura, per i quali abbiamo rinnovato il contratto nazionale andando oltre l’Ipca, tutelando il potere d’acquisto delle retribuzioni.
Per questo continuiamo a chiedere che quelle misure diventino strutturali.
Ma accanto alle norme e ai contratti serve anche un nuovo paradigma culturale. Viviamo in un mondo che umanizza le macchine, mentre il mercato ha violato il lavoro umano e sta disumanizzando le persone!
Dobbiamo restituire centralità, nella gerarchia dei valori della nostra società, al lavoro manuale, alle competenze e ai saperi di chi ogni giorno garantisce coesione sociale, sicurezza alimentare e tutela dell’ambiente, “tenendo in vita la vita”!
La Uila crede che nell’era dell’Intelligenza artificiale, l’innovazione non debba servire solo ad aumentare la produttività. Deve diventare uno strumento per sradicare dal mercato del lavoro la mala pianta dello sfruttamento, del lavoro nero e dell’illegalità.
Ad Amendolara, come a Latina con Satnam Singh, è stata uccisa una parte di tutti noi: quei corpi bruciati e quelle vite spezzate sono il risultato di una cultura della violenza che dentro la competizione globale ha trasformato il lavoro in merce e le persone in strumenti da utilizzare e poi scartare.
Di fronte a tutto questo non possono esserci divisioni.
Il Sindacato deve restare unito e continuare a battersi per la dignità del lavoro, partendo da Bruxelles, dove dobbiamo difendere la conquista della condizionalità sociale della Pac, oggi minacciata, e pretendere un mercato del lavoro etico, giusto ed efficiente, al servizio dei lavoratori e delle imprese che rispettano le regole.
La Uila ha fatto del territorio la propria cifra unica. Ogni giorno esercitiamo il nostro ruolo non solo attraverso la lotta e la partecipazione, ma soprattutto attraverso la contrattazione e la presenza capillare nelle comunità, difendendo le persone che rappresentiamo e le imprese sane che investono sul lavoro di qualità.
E nel nostro agire quotidiano, insieme alla bandiera del lavoro e dei diritti, deve continuare a sventolare quella delle pari opportunità.
Pari opportunità non è uno slogan, è una responsabilità sociale, politica e culturale che noi abbiamo trasformato in norme contrattuali e in strumenti concreti a sostegno delle donne e delle vittime di violenza, perché era giusto farlo.
Perché la contrattazione non serve solo a distribuire reddito, ma a costruire la coscienza collettiva, educare alla responsabilità, creare relazioni fondate sul rispetto e sulla reciprocità e a ricostruire legami umani come antidoto alla cultura della prevaricazione.
Se guardiamo ciò che accade intorno a noi, vediamo che i più colpiti sono spesso le donne, i migranti, i giovani, i più fragili. E allora la risposta non può essere l’indifferenza. La risposta deve essere un “noi” più forte. Un “noi” che la Uila ha scelto di rappresentare anche con la bandiera delle pari opportunità, dove al centro c’è il volto di una donna, come nel “noi” della nostra Uil.
Dentro quel volto ci sono diritti, dignità, libertà e futuro. Ma soprattutto c’è l’idea di una società che non lascia indietro nessuno.
È questo il lavoro che ci tiene insieme. È questa l’anima della nostra Organizzazione.