7 Ottobre 2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

Il ricorso all’Intelligenza artificiale è ormai una realtà anche nell’agroalimentare.

In agricoltura, l’Intelligenza artificiale utilizza dati provenienti da droni, satelliti e sensori per monitorare, in tempo reale, salute delle colture, qualità del suolo e umidità, consentendo interventi mirati, ottimizzando il consumo di acqua, fertilizzanti e pesticidi, riducendo gli sprechi e l’impatto ambientale. Robot “intelligenti” sono impiegati per operazioni automatizzate come la semina, la raccolta selettiva e il diserbo meccanico.

Nell’industria di trasformazione, l’Intelligenza artificiale consente, ad esempio, di analizzare e selezionare forma e dimensione dei prodotti prescelti, di rilevare agenti patogeni e contaminanti negli alimenti e nell’acqua, garantendo il rispetto delle norme sanitarie, di ottimizzare confezionamento, logistica e distribuzione dei prodotti.

L’Intelligenza artificiale non interviene, però, solo sui prodotti, ma anche sui processi ed è in questo secondo ambito, in particolare, che le nuove tecnologie intersecano il mondo del lavoro, l’occupazione, le mansioni e le competenze richieste alle lavoratrici e ai lavoratori. Temi che sono al centro delle relazioni sindacali del nostro settore e della contrattazione nazionale e di secondo livello, che stiamo conducendo in questi mesi, e ai quali abbiamo deciso di dare spazio anche nel nostro Congresso nazionale che si svolgerà dal 9 al 12 giugno a Roma.

È necessario, infatti, governare la transizione in atto al fine di coglierne le opportunità di sviluppo e di limitarne, al contempo, le criticità e le eventuali conseguenze negative per le persone che rappresentiamo.

Per farlo riteniamo urgente avviare un piano strutturato per incrementare le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso investimenti in formazione condivisa, per migliorare la loro abilità nell’utilizzare le nuove strumentazioni ed estenderne l’occupabilità. È, poi, imprescindibile tutelare la privacy delle persone a fronte delle nuove modalità di lavoro e delle dinamiche di sorveglianza. Occorre, quindi, a nostro avviso aggiornare la normativa sui controlli a distanza individuando un nuovo equilibrio tra l’esigenza del datore di lavoro di tutelare il patrimonio aziendale e il diritto delle persone a non vedere violata la propria sfera privata e personale nei luoghi di lavoro.

Per tutto questo è fondamentale il ruolo della contrattazione collettiva e delle relazioni sindacali come fonte di regolamentazione dell’applicazione dell’Intelligenza artificiale, per individuare nuove e specifiche tutele lavorative e redistribuire la maggiore ricchezza prodotta. Inoltre, al fine di rendere queste innovazioni un patrimonio comune, occorre istituire un diritto all’informazione e incrementare il coinvolgimento preventivo delle rappresentanze sindacali nella verifica, applicazione e sviluppo dell’Intelligenza artificiale. È poi necessario che le parti sociali individuino nuove modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, nell’industria quanto in agricoltura, che tengano conto dei carichi di lavoro connessi all’implementazione dei sistemi digitali, dello stress psico-fisico dovuto ai ritmi produttivi dettati dalla robotizzazione.

L’Intelligenza artificiale può essere uno strumento utile anche ad implementare la sicurezza sui luoghi di lavoro, riducendo i rischi di malattie professionali, intervenendo sulle principali criticità attraverso sensori di nuova generazione e piattaforme dati digitali, limitando lo sforzo fisico e la pericolosità di alcune lavorazioni tramite la robotica e l’automazione.

Insomma, siamo convinti che, agendo su tutte queste leve, con un utilizzo regolamentato e controllato dell’Intelligenza artificiale, mediato dal contributo fondamentale delle parti sociali, sia possibile ottenere ricadute positive per le imprese e, soprattutto, per le lavoratrici e i lavoratori del settore agroalimentare italiano, in termini di inclusività, benessere lavorativo, salute e sicurezza, incrementi salariali.