Può generare codici, tradurre, riassumere, scrivere testi e trovare informazioni e fonti di ricerca. Può tradurre le nostre voci in un’altra lingua e, in base alle previsioni del tempo, può indicarci in quale fine settimana è meglio andare in una determinata location.
Twitter e Facebook, quando sono stati creati, ci hanno messo rispettivamente 2 anni e 10 mesi per arrivare a un milione di utenti. Chat GPT ha impiegato, per ottenere lo stesso risultato, solo 5 giorni. E ancora, Tik Tok il social più utilizzato dai giovani, che, come sappiamo, ha vissuto un vero e proprio boom, ha impiegato 9 mesi per raggiungere i 100 milioni di utenti. Un record, senza dubbio; e invece no, perché Chat GPT ha impiegato solo 2 mesi.
È chiaro, quindi, che un fenomeno di tale portata non si possa contrastare.
Per questo la nostra posizione verso l’Intelligenza artificiale non è di paura o chiusura, ma di ricerca di soluzioni. E nel futuro dovremo immaginare anche una riflessione sui principi, che vorremmo caratterizzassero questa tecnologia: inclusiva, trasparente, rispettosa della privacy, con determinati principi e regole. Una linea tanto più importante quanto più delicato è l’ambito di applicazione.
In questo contesto, diventa fondamentale e urgente gestire preventivamente tutte le criticità e i rischi in un quadro regolamentare definito e con la contrattazione collettiva, per evitare “un’anarchia digitale” che, invece di portare progresso, rischierebbe di creare un nuovo “medioevo digitale”.
L’Intelligenza artificiale può rappresentare un importante strumento per la scuola, ma da utilizzare con cautela e nel rispetto dei diritti degli studenti.
L’Estonia si distingue come uno dei leader europei nella rivoluzione digitale, un traguardo notevole, specialmente considerando il suo percorso storico post-sovietico.
A “Le Grand Continent”, la versione italiana della rivista di geopolitica, interviene il ministro dell’Istruzione, Kristina Kallas. Il curriculum nazionale estone stabilisce obiettivi di competenze generali, includendo importanti abilità sociali e digitali. In questo contesto, strumenti come ChatGPT non sono prescritti specificamente, lasciando agli insegnanti la libertà di scegliere i migliori metodi per integrare la tecnologia nell’insegnamento. L‘approccio si adatta alle diverse esigenze psicologiche e tecnologiche degli studenti.
L’Estonia si è concentrata fortemente sulla formazione continua degli insegnanti, con un’enfasi particolare sullo sviluppo delle competenze digitali e cognitive. In un mondo sempre più guidato dalla tecnologia, è essenziale che gli insegnanti siano equipaggiati non solo con la conoscenza degli strumenti digitali, ma anche con la capacità di operare efficacemente in tali ambienti.
I sovrintendenti delle scuole americane dalla materna fino alla fine delle superiori (il periodo scolastico chiamato K-12) si dicono in larga parte molto preoccupati per l’individuazione dei metodi per integrare e insegnare l’Intelligenza artificiale negli istituti.
Diversi docenti hanno ammesso che il settore è del tutto nuovo per la maggior parte del personale scolastico. Tuttavia, in molti hanno sottolineato l’entusiasmo di vivere in una fase di cambiamento per l’insegnamento.
In questo momento in cui la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica galoppano velocemente e, al contempo, l’Intelligenza artificiale rimane una sfida e una grande attrazione innovativa, bisogna insegnare ai ragazzi che questi restano strumenti e che la loro autodeterminazione, il loro cervello, il loro pensiero devono rimanere sempre autonomi, per governare questi processi e non farsi governare.
Quindi, servono tre cose fondamentali: formazione per tutto il personale, linee guida nazionali chiare e condivise, basate su etica e trasparenza, e un riferimento ai modelli europei più avanzati che puntano molto sulla formazione, ma che, allo stesso tempo, valorizzano e promuovono la libertà di insegnamento.
Le innovazioni vanno governate, non subite. In un tempo complesso, segnato anche dai conflitti, è ancora più importante ricordare che al centro di tutto deve esserci sempre la persona. La tecnologia è uno strumento, non il fine.