La Uil dell’Umbria è diventata forte e, seguendo l’indicazione e il nuovo corso della Uil a livello nazionale, ha scelto di rinnovarsi, di credere nel futuro e nei giovani. Negli ultimi quattro anni, abbiamo lavorato tanto. Abbiamo ricostruito presenza, credibilità, protagonismo. Abbiamo aperto una nuova sede, abbiamo rafforzato le categorie, i servizi, il rapporto con le persone. Abbiamo aumentato gli iscritti, abbiamo dato più voce alla Uil nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni.
Alla base di questa rivoluzione, c’è il lavoro di gruppo. Perché senza la fiducia tra il gruppo dirigente, non c’è futuro. Senza impegno e rispetto reciproco non c’è Sindacato e non si può fare il bene dei lavoratori. Da qui sono arrivati i risultati, e tanti ne arriveranno.
Abbiamo in programma di fare tante altre cose, mettendo al centro il lavoro e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici, raggiungendo le aree più interne con i servizi ed entrando in tutti i luoghi di lavoro.
Priorità? Le nostre: zero morti sul lavoro, stop ad appalti al massimo ribasso, contratti pirata, lavoro povero, precarietà spacciata per modernità. Zero morti sul lavoro non è uno slogan, è un dovere morale, politico e civile. La nostra voce, in Umbria, si è alzata quando le morti sul lavoro non sembravano un problema e oggi il tema e in cima all’agenda di tutte le istituzioni.
Questa è la Uil che ci piace: una Uil che non ha paura di disturbare, quando disturbare serve a difendere le persone. Persone che noi vogliamo tutelare costruendo un grande patto sociale, perché una regione piccola come l’Umbria non può farcela da sola. Per questo abbiamo chiesto tavoli permanenti, confronto vero, concertazione, investimenti, infrastrutture, sanità territoriale, politiche industriali e formazione. Fondamentale il ruolo della formazione, e noi siamo in campo con Enfap.
Oggi si parla tanto di intelligenza artificiale, transizione digitale, nuove competenze. Bene. Ma la domanda è: chi governa questi cambiamenti? La Uil deve stare lì. Nei processi nuovi, nei lavori nuovi, nei diritti nuovi. Perché anche l’algoritmo va contrattato, se decide tempi, carichi, valutazioni e destino delle persone.
Permettetemi un passaggio personale, ma politico. In questi anni ho avuto il coraggio, insieme alla mia organizzazione, di proporre una giovanissima nel Consiglio nazionale della Uil. Qualcuno forse avrà pensato che fosse una scelta azzardata. Io penso invece che sia stata una scelta giusta. Se è vero, come è vero, che i giovani sono il presente e non il futuro, quando poi li facciamo cimentare davvero nel lavoro quotidiano? Non basta applaudirli dai palchi. Bisogna dare loro spazio, fiducia, responsabilità. E una grande organizzazione come la Uil non deve avere paura dei giovani. Deve avere paura, semmai, di non ascoltarli abbastanza.
In conclusione, permettetemi di ringraziare i tanti che fanno grande la Uil della piccola Umbria. Una UIL fatta di categorie, servizi, delegate, delegati, pensionati, giovani, donne, uomini, persone che ogni giorno ci mettono la faccia. Grazie perché il sindacato non è un retaggio del passato, ma uno strumento per cambiare la vita delle persone. Siamo necessari quando i salari non bastano. Siamo necessari quando la sanità pubblica arretra. Siamo necessari quando un giovane è costretto ad andare via. Siamo necessari quando una persona anziana resta sola. Siamo necessari quando il lavoro diventa fragile, povero, insicuro.
Da questo Congresso nazionale, dobbiamo uscire con una grande ambizione: costruire una Uil ancora più forte, più unita, più moderna, più coraggiosa. Una Uil che sappia parlare al Paese, ma anche guardare negli occhi ogni singola persona.
Io sono orgoglioso di essere qui. Sono orgoglioso della Uil Umbria. Sono orgoglioso della nostra storia. Ma soprattutto sono orgoglioso del futuro che possiamo costruire insieme. Perché la Uil non è soltanto una sigla. La Uil è una promessa. La promessa che nessuno deve essere lasciato solo. La promessa che il lavoro deve dare dignità. La promessa che i diritti non sono concessioni, ma conquiste. La promessa che il futuro non si aspetta: si costruisce.
E allora costruiamolo insieme con coraggio, con passione e con la forza della nostra comunità.