7 Ottobre 2026

LE POLITICHE ABITATIVE: COSTRUIRE UN NUOVO WELFARE, GARANTIRE DIRITTI E SPAZI DI SOCIALITA’

Con oltre 40 mila provvedimenti di sfratto di cui 21 mila eseguiti, nel 2024, non si può che accendere più di una luce sul tema della casa.

La questione abitativa, si è nel tempo fortemente acuita, complici la perdurante crisi economica, l’assenza di adeguate politiche pubbliche e i mutamenti demografici e socioeconomici, che hanno accentuato disuguaglianze ed esclusione sociale. L’accesso alla casa, come risposta a un bisogno primario, è innanzitutto un tema di diritto. Una corretta politica abitativa, tuttavia, deve affrontare non solo condizioni di emergenza, ma anche i nodi strutturali.

La necessità che si pone è quella di fornire risposte ai bisogni abitativi, una più ampia inclusione sociale, maggiore sostenibilità in termini di qualità e costi, guardando prioritariamente alle città e alle aree interne e cercando di limitare il consumo di suolo.  Bisogna riaffermare una politica che agisca sia a livello centrale che locale, con alternative articolate, in riferimento alle diverse caratteristiche della domanda.

Gli incentivi fiscali per la proprietà o per l’affitto, sia i bonus volti alla riqualificazione degli edifici, non possono rappresentare l’unica politica legata alla casa, introdotta a livello centrale.

Occorre incrementare l’offerta abitativa destinata agli affitti, con canoni commisurati ai redditi delle famiglie, articolando gli interventi in un percorso di sviluppo sostenibile del Paese, superando la tradizionale scissione tra politiche abitative e politiche di governo urbano. È poi necessario sostenere i redditi delle famiglie in difficoltà in relazione ai costi abitativi, non solo legati agli affitti o ai mutui, ma anche alla manutenzione, alle bollette di acqua, luce e gas.

Quindi, quella relativa alla “casa” è anche una questione di giusti salari.

Per i nuclei a basso reddito la risposta può essere fornita in termini di edilizia pubblica, della quale è necessario incrementare lo stock, sia attraverso il recupero degli alloggi non utilizzati, sia attraverso nuove unità, se necessario.

Un ruolo importante può essere svolto, come avviene da decenni in molti Paesi europei, dall’edilizia sociale a costi sostenibili, che integra l’edilizia pubblica, e che deve trovare il suo spazio nella collaborazione fra soggetti istituzionali, imprenditoriali, associativi e cooperativi.

In questo senso, temi come la rigenerazione delle aree degradate, la riqualificazione del patrimonio e degli immobili dismessi o inutilizzati, coniugano obiettivi di soddisfacimento dei bisogni a quelli di sostenibilità, occupazione, rilancio dell’economia, sviluppo.

L’importante, però, è che i programmi di edilizia residenziale pubblica e di housing sociale siano predisposti entro termini certi e accompagnati da finanziamenti adeguati, per garantire la tempestività e l’efficacia degli stessi.

La Uil ritiene necessario un nuovo programma pluriennale e sovvenzioni statali stanziate con continuità e di consistenza adeguata a rispondere al fabbisogno, a partire dai fondi di Cassa Depositi e prestiti, e individuando anche altre possibili fonti di finanziamento.

Una forte attenzione va posta al “primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili”. Questo piano sosterrà le politiche nazionali pubbliche in materia di edilizia abitativa e il loro finanziamento. Va, poi, perseguito l’obiettivo di incrementare realmente il comparto dell’affitto a prezzi calmierati e rifinanziato il fondo per il sostegno agli affitti e per la morosità incolpevole azzerati dal Governo.

Un ‘occhio particolare per il diritto all’abitare va posto alle giovani generazioni agendo a 360 gradi, ad iniziare dall’offerta di posti di lavoro di qualità. Così come non è più procrastinabile affrontare il tema del caro alloggi universitari agendo da un lato con l’aumento delle borse di studio e dall’altro aumentando le detrazioni per gli affitti. È necessario incentivare e sostenere le azioni per la creazione di spazi di “socialità” per giovani ed anziani. Non dobbiamo, infatti, dimenticare il tema dell’emergenza abitativa degli studenti universitari, che può essere affrontata anche con progetti di cohousing “giovani e anziani”.