Oggi più che mai il Sindacato deve essere comunità: capacità di costruire relazioni, di dare voce alle persone, di trasformare bisogni individuali in diritti collettivi. È questo il senso più profondo del Sindacato delle persone che la Uil ha saputo costruire in questi anni. Una riflessione che, per le Marche, assume un significato ancora più concreto. Viviamo un tempo attraversato da guerre, crisi energetiche, trasformazioni tecnologiche e profonde disuguaglianze. Cresce la sfiducia verso le Istituzioni e molte persone non si sentono più rappresentate. È proprio in questo contesto che il ruolo del Sindacato diventa ancora più importante. Non dobbiamo alimentare paure, ma costruire soluzioni che, inevitabilmente, passano attraverso un’occupazione stabile, salari adeguati, servizi pubblici efficienti, infrastrutture moderne e una politica industriale capace di accompagnare le transizioni senza lasciare indietro nessuno.
La nostra delegazione è arrivata a Padova al termine di un intenso percorso congressuale regionale che ha attraversato tutte le Marche e che, nel corso dei mesi, ci ha portato a confronto con lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati, giovani e cittadini. Un percorso culminato nel Congresso regionale di Senigallia e costruito anche grazie agli oltre 1.600 questionari elaborati da Eures, che hanno rappresentato la base della nostra relazione congressuale. Da quel lavoro è emerso un messaggio chiaro: il Sindacato deve essere sempre più una comunità capace di ascoltare e di trasformare le esigenze delle persone in proposte concrete.
A quanti ogni volta cercano di attribuirci un’etichetta partitica, ribadiamo l’identità della nostra Organizzazione. La Uil è un Sindacato orgogliosamente laico e riformista. Laico perché indipendente da ogni appartenenza partitica. Riformista perché crediamo che i cambiamenti si conquistino con la contrattazione, con la competenza e con la capacità di ottenere risultati concreti. Nelle Marche questa impostazione ci ha consentito di affrontare crisi industriali, vertenze occupazionali, la lunga ricostruzione post-sisma, le conseguenze delle alluvioni, la difesa della sanità pubblica e la battaglia contro il lavoro precario e povero, senza mai perdere di vista un principio fondamentale: al centro ci sono sempre le persone.
Il futuro dell’attività sindacale ci vedrà ancora impegnati nelle principali battaglie della Uil: dalla sicurezza sul lavoro, perché non è accettabile continuare a contare morti mentre si va a lavorare, al contrasto dei contratti pirata e del dumping contrattuale, fino alla certificazione della rappresentanza, alla giustizia fiscale e alla difesa della sanità pubblica, dell’istruzione e del welfare. Non può esistere una reale democrazia senza giustizia sociale: è dalla tutela dei diritti, dall’equità e dalla dignità del lavoro che nascono una società più libera e un Paese più forte.
Un passaggio lo voglio dedicare anche alle trasformazioni tecnologiche e all’Intelligenza artificiale perché abbiamo una responsabilità enorme: fare in modo che la tecnologia resti uno strumento al servizio della persona e non il contrario. Sarà la contrattazione, insieme alla formazione continua, a garantire che innovazione significhi sviluppo e non nuove disuguaglianze. Allo stesso tempo il futuro del Sindacato passa dalla capacità di parlare alle nuove generazioni. I giovani cercano ascolto, partecipazione, diritti e prospettive. Dobbiamo essere capaci non soltanto di rappresentarli, ma di coinvolgerli oggi nella costruzione del Sindacato di domani.
Nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne, la piena parità rappresenta ancora una sfida aperta. Persistono divari nei salari, nelle carriere e nelle opportunità e, in molte parti del mondo, le donne continuano a subire guerre, violenze e regimi che ne negano la libertà. I diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte: vanno difesi e costruiti ogni giorno.
Per noi il termine comunità, che abbiamo scelto come parola simbolo del nostro Congresso regionale, è un valore. Per descrivere al meglio cosa intendiamo, abbiamo scelto una riflessione del poeta Franco Arminio: “Bisogna agitare le acque, ci vuole una comunità ruscello più che una comunità pozzanghera”. La pozzanghera è una comunità che si chiude e diventa immobile; il ruscello, invece, continua a scorrere, incontra altre persone, accoglie il cambiamento e genera nuova vita. È questa l’idea di Sindacato che vogliamo continuare a costruire: un’Organizzazione che affronta le trasformazioni del lavoro senza perdere i propri valori, che cresce perché continua a mettersi in movimento insieme alle persone che rappresenta.