8 Ottobre 2026

BOMBARDIERI: “EUROPA SOCIALE CERCASI. REGIONI E COMUNI RIDUCANO TASSAZIONE”

Non si è ancora conclusa la stagione congressuale e il Segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, ha già delineato l’agenda degli impegni sindacali autunnali. Lo sta facendo in occasione dei suoi innumerevoli interventi conclusivi, che stanno caratterizzando i congressi regionali e di categoria, suscitando consensi plebiscitari e, in molti casi, tifo da stadio. Interventi che, per certi aspetti, costituiscono anche una sorta di prova generale della relazione che svolgerà a Padova al Congresso nazionale. Tra i tanti temi affrontati, emergono due forti critiche, da un lato, all’inazione europea e, dall’altro, alle politiche fiscali delle Regioni: un mix “glocal” che rischia di tarpare le ali a una ripresa economica sempre più labile e di impoverire lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati.

Segretario, il tuo “j’accuse” all’Europa è diventato quasi un mantra. Perché sei così critico con Bruxelles?

Questa non è l’Europa dei popoli e della solidarietà che noi vogliamo. Si discute delle grandi transizioni economiche e tecnologiche, ma non ho mai sentito i commissari e i parlamentari di Bruxelles parlare di transizione sociale. È un’Europa assente, di tecnocrati che abitano sulla Luna e che non vivono le difficoltà e le sofferenze delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori.

Continuano a essere condizionati dalla preoccupazione per la tenuta dei conti…

Capisco, ma nessuno di noi vuole un debito fuori controllo. Tuttavia, servono investimenti come il Next generation e il programma Sure, per puntare alla crescita e per salvaguardare e rilanciare l’occupazione.

Tutta colpa del Patto di stabilità, dunque?

Riteniamo che, oggi, il Patto di stabilità sia una scelta sbagliata e che occorrerebbe costruire una transizione sociale, ma di questo non c’è traccia: a Bruxelles e a Strasburgo, sarebbe necessario che pensassero a come alleviare le condizioni di vita di tante persone.

Quali strumenti, bisognerebbe mettere in campo?

Sia ben chiaro, noi vogliamo più Europa, valorizzando la sua dimensione sociale.

Ciò detto, per affrontare momenti così drammatici e le conseguenze economiche dell’attuale crisi geopolitica, si potrebbe fare ricorso a bond europei. Anche i costi dell’energia e dell’inflazione, che gravano soprattutto su lavoratori dipendenti e pensionati, richiedono sicuramente interventi da parte del governo, ma è all’Europa che bisogna chiedere di modificare quelle regole che strozzano la transizione sociale. Insomma, su alcune questioni, come quella delle politiche energetiche, è necessaria una cabina di regia europea.

Non hai risparmiato strali neanche all’indirizzo delle Regioni e dei Comuni: cosa non ti convince delle politiche di questi Enti territoriali?

È inaccettabile che, in molti casi, il fisco locale neutralizzi persino gli incrementi salariali ottenuti con la contrattazione. Ci sono territori in cui, tra addizionali regionali e comunali, i percettori di redditi tra i 20mila i 40mila euro arrivano a versare oltre 1400 euro annui: l’equivalente di un aumento contrattuale. Non si possono scaricare sulle spalle di lavoratori dipendenti e pensionati le disfunzioni di un sistema iniquo e inefficiente.

Sarà, dunque, questo uno dei messaggi del Congresso? La Uil, per il mese di settembre, si prepara a una battaglia sul fisco?

Gireremo sui territori per dare vita a una campagna di sensibilizzazione e di impegno sul tema, per chiedere ai Presidenti delle regioni e ai sindaci di ridurre il peso della tassazione locale. Bisogna eliminare le disomogeneità, agendo anche su questo fronte. Il fisco, a partire da quello locale, non deve essere un amplificatore delle diseguaglianze, ma una leva per la redistribuzione e la giustizia sociale.

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