I dati sui posti di lavoro vacanti in Italia dimostrano due fenomeni convergenti: da un lato, gli effetti dell’inverno demografico sulla riduzione dell’offerta di lavoro; dall’altro, una domanda di lavoro delle imprese in settori ad alta intensità di manodopera e spesso a bassa produttività.
Il 50% delle figure professionali ricercate risulta di difficile reperimento. La principale causa di questa criticità è la mancanza di candidati disponibili cui si aggiunge, in parte, la preparazione non adeguata dei lavoratori.
Per affrontare questa situazione è necessario agire sulla qualificazione dei posti di lavoro. Di fronte a un inverno demografico e a una diminuzione della popolazione attiva (solo in Trentino, nei prossimi 15 anni, mancheranno circa 25.000 persone in età da lavoro e siamo circondati da territori che pagano più e meglio), la presenza degli immigrati diventa fondamentale. Molti lavori a bassa produttività e con salari bassi non sono più appetibili per i nostri giovani. In assenza di forza lavoro proveniente dall’esterno, le piccole imprese rischiano la chiusura, le altre dovranno trovare soluzioni urgenti per attrarre quelle professionalità necessarie per stare al passo con un mercato sempre più veloce ed esigente.
Già oggi, alcuni settori della nostra economia si sostengono in maniera preponderante e insostituibile con lavoratrici e lavoratori provenienti dall’estero e da paesi extra Ue: nelle famiglie dove c’è un disabile o un anziano, nella sanità, nelle nostre campagne, nell’edilizia, nel turismo, nei servizi in generale, la popolazione immigrata è fondamentale per la nostra economia.
Non è solo un tema di mercato del lavoro. È necessario costruire comunità accoglienti, in grado di valorizzare le differenze culturali all’interno di regole che una collettività costruisce per il bene comune.
Dobbiamo essere chiari e netti di fronte alla barbaria di chi promuove la cosiddetta remigrazione, di chi usa il tema, sicuramente complesso, dell’immigrazione per nascondere i fallimenti di un’economia che amplia la distanza tra ricchi e poveri spingendo la fascia media verso il basso, che non trova soluzioni al tema dell’abitare e che spinge i giovani formati verso l’estero.
Come ha rilevato il CNEL con un’analisi a livello nazionale “L’attrattività dell’Italia dei giovani dei Paesi avanzati” del 2025, i giovani scelgono di andare oltre confine per la poca meritocrazia riconosciuta nel nostro paese, per l’insoddisfazione nelle esperienze lavorative, per l’insufficiente remunerazione del lavoro attratti dall’efficienza dei sistemi pubblici, dal riconoscimento dei diritti civili, da una qualità della vita e da benefici nel mondo del lavoro, come orari e welfare.
Stiamo assistendo allo spopolamento dei piccoli centri. Il tema della casa, un tempo pilastro della stabilità sociale ed economica della nostra comunità, è oggi letteralmente sfuggito di mano. Il numero di cittadini che bussa alle porte dell’edilizia pubblica è cresciuto a dismisura. L’enorme divergenza tra domanda e offerta spinge i prezzi dei canoni verso l’alto, rendendo di fatto impossibile per un lavoratore dipendente reggere i costi dell’abitare. Della fascia grigia e dei lavoratori, in questo momento, non si sta occupando nessuno. Eppure, l’Italia ha un disperato bisogno di nuova forza lavoro se vuole salvaguardare i propri livelli di produttività. Ma come possiamo essere attrattivi se non siamo in grado di offrire un tetto dignitoso a chi decide di trasferirsi? Per queste ragioni, c’è necessità di un intervento shock e strutturale, sostenuto da un forte investimento economico.
Concludo con una nota di carattere organizzativo. Il Segretario generale ha chiarito, in questi mesi, e così hanno fatto anche i componenti della Segreteria, qual è l’obiettivo da raggiungere nei prossimi anni: una Uil che sappia crescere in tempi veloci e in maniera capillare. La visibilità che abbiamo voluto dare ai giovani in questi giorni di Congresso, dunque, dobbiamo essere coscienti che non può e non deve essere solo un fatto “estetico”, ma deve essere l’espressione della volontà di riconoscere alle nuove generazioni spazi di crescita, ruolo e responsabilità nella Uil che verrà.