7 Ottobre 2026

LA SCUOLA AL CENTRO DEL PAESE: UN SINDACATO PROTAGONISTA

“Non è tempo di essere spettatori, siamo parte in causa”. Le parole di PierPaolo Bombardieri indicano una direzione chiara che coinvolge l’intera organizzazione.

Essere parte in causa significa assumersi la responsabilità di trasformare il confronto in un progetto concreto. È con questo spirito che il Congresso nazionale della Uil Scuola si colloca dentro la stagione congressuale della Uil come un grande momento di confronto democratico, partecipazione e assunzione collettiva di responsabilità.

Ed è per questo che riteniamo che la scuola dovrà essere collocata ai primi posti delle agende sindacali e politiche del nostro Paese.

Escludere la scuola dai vincoli di bilancio e dalle rigidità del Patto di stabilità è prioritario. Significa allineare la spesa per l’istruzione alla media europea, investire in modo strutturale su retribuzioni, organici, edilizia, servizi e qualità del sistema, per restituire dignità a un lavoro che viene svolto tutti i giorni con dedizione e professionalità.

Ma non c’è qualità senza stabilità. Il precariato nella scuola non ha eguali in nessun settore del pubblico impiego. Circa 300.000 persone assicurano ogni anno il funzionamento della scuola con contratti a tempo. Per questo serve un piano straordinario di immissioni in ruolo e la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto. Le risorse ci sono, lo dimostrano i dati: la stabilizzazione non è un’utopia, serve la volontà politica.

Va inoltre difeso e rafforzato il modello italiano di inclusione, che è da sempre, il fiore all’occhiello della nostra scuola: inclusivo, avanzato, profondamente umano. Nasce da una scelta che nel 1977 cambiò il volto dell’istruzione in Italia: abolire le classi differenziali e permettere a tutti gli studenti di imparare insieme. Una legge che ha reso il nostro Paese un laboratorio riconosciuto e studiato in Europa, mentre molti Paesi europei mantengono ancora strutture separate o scuole speciali.

A distanza di quasi cinquant’anni, però, quell’eccellenza rischia di incrinarsi. Migliaia di alunni si ritrovano a inizio anno con un insegnante diverso da quello precedente, con conseguenze negative sulla continuità didattica e sulla qualità dell’inclusione. A tal proposito, registriamo tentativi di modificare il nostro sistema di inclusione, spesso con misure e proposte che rischiano di stravolgere continuità e qualità dell’insegnamento.

Stabilità del lavoro e scelta dell’inclusione sono due diritti del sistema scolastico italiano che conducono a un paradosso: migliaia di alunni con disabilità non hanno insegnanti specializzati; quelli specializzati non hanno un posto.

Essere parte in causa significa anche garantire sicurezza nelle scuole. I dati sull’edilizia scolastica sono allarmanti: solo il 37,2% degli edifici scolastici dispone del certificato di agibilità e appena il 33,8% è in possesso del certificato di prevenzione incendi. In Italia, oltre 36.000 edifici scolastici risultano non a norma, con 3.588 istituti totalmente irregolari. Servono interventi strutturali, non finanziamenti spot.

Infine, la sfida dell’intelligenza artificiale. Anche nella scuola l’innovazione va governata, non subita. L’IA può essere uno strumento utile per ridurre il carico burocratico, personalizzare l’apprendimento, favorire l’inclusione, ma richiede investimenti strutturali e un serio piano di formazione continua del personale. Tuttavia, dobbiamo sempre ricordarci che al centro deve esserci la persona, perché è la persona che fa la differenza, non una macchina.

Quindi è necessario riflettere seriamente sugli obiettivi e sulla sostenibilità di un’evoluzione digitale della scuola e chiedersi in che modo e in che misura questa possa garantire pari opportunità e meno discriminazioni, inclusione e non esclusioni, una didattica improntata alla multiculturalità, al dialogo e alla pluralità. Questo sarà il senso del nostro Congresso. Una scuola forte, stabile, inclusiva e sicura è la premessa di una democrazia viva, e il sindacato deve esserne protagonista.