7 Ottobre 2026

FEDELI AI VALORI GUARDANDO AL FUTURO

Insieme oggi stiamo dando vita a un dibattito di qualità, che prende le mosse dalla relazione del Segretario generale PierPaolo Bombardieri, capace di offrire una lettura lucida del presente e delle sfide che attendono la Uil e il mondo del lavoro. Il Congresso è il luogo della riflessione e dell’analisi, ma soprattutto il momento nel quale definire una prospettiva di lungo periodo, guardando al futuro senza perdere il legame con i nostri valori: la laicità, il riformismo e la centralità delle persone.

Viviamo una fase storica segnata da profondi cambiamenti negli equilibri internazionali. La crescita della Cina e l’affermarsi dell’India come economia emergente stanno modificando gli assetti globali, incidendo sui sistemi produttivi, sulle catene del valore e sul futuro del lavoro. In questo scenario dobbiamo continuare a interpretare i cambiamenti senza subirli, con uno sguardo strategico e con la consapevolezza che il Sindacato rappresenta un presidio di tutela, innovazione e partecipazione.

L’immagine dell’Orologio dell’Apocalisse restituisce simbolicamente la complessità del tempo che stiamo vivendo. Durante la Guerra fredda segnava sette minuti alla mezzanotte; oggi si colloca a 85 secondi dalla mezzanotte, il livello più vicino mai raggiunto, richiamando i rischi legati alle tensioni geopolitiche, alla fragilità delle relazioni internazionali, alle nuove tecnologie. Di fronte a questa complessità non possiamo limitarci a osservare: dobbiamo essere protagonisti nella costruzione di un futuro fondato su pace, coesione sociale e democrazia.

Le tensioni globali producono effetti concreti sulle economie e sulla vita delle persone: incidono sul costo dell’energia, sulle materie prime, sulla competitività delle imprese e sulla stabilità del lavoro. In questo contesto l’Europa avrebbe bisogno di ritrovare maggiore unità e solidarietà. La risposta alla pandemia, con il Next Generation EU e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, aveva rappresentato un segnale di solidarietà europea, ma quella spinta oggi si è indebolita. L’Europa non può essere soltanto uno spazio economico: deve diventare un progetto politico e sociale capace di tutelare il lavoro e ridurre le disuguaglianze.

Il Pnrr ha rappresentato una grande opportunità per l’Italia, un’occasione che avrebbe potuto essere utilizzata con maggiore visione strategica. Le risorse hanno sostenuto la crescita, ma non sempre sono state trasformate in un progetto strutturale capace di ridurre i divari territoriali, rafforzare i servizi e creare buona occupazione. La crescita dell’occupazione è un dato rilevante, ma dobbiamo chiederci quale occupazione si sta creando: perché il lavoro non si misura soltanto con il numero degli occupati, ma anche con la qualità, la stabilità e il livello dei salari. Da questa prospettiva le istituzioni devono fare ancora molto.

Accanto al lavoro dobbiamo affrontare la sfida della trasformazione demografica. L’invecchiamento della popolazione e il calo della natalità richiedono politiche strutturali per invertire questa tendenza. Investire nel lavoro stabile, nei servizi, nella sanità e nella scuola significa investire nel futuro del Paese. La transizione digitale e l’Intelligenza artificiale rappresentano un’altra grande sfida. La tecnologia può essere una straordinaria opportunità, ma deve essere governata mettendo al centro la persona. Questo per noi significa promuovere un’innovazione umanizzata, fondata su formazione, nuove competenze, tutele e diritti, perché il progresso tecnologico è tale soltanto se migliora la vita di tutte le persone.

Per rilanciare il Paese è necessario affrontare il tema dei salari e dei consumi. La perdita di potere d’acquisto ha inciso sulle famiglie e sulla capacità di spesa. Servono politiche che sostengano il lavoro e una contrattazione capace di redistribuire la ricchezza prodotta. Dobbiamo spingere per rinnovare i Contratti collettivi nazionali di lavoro e allo stesso tempo contrastare i cosiddetti contratti pirata, che alimentano il dumping contrattuale e una competizione fondata sulla riduzione delle tutele.

Non dimentichiamo che lo sviluppo di un Paese si misura dalla qualità del lavoro che è capace di creare. È questa la responsabilità che ci assumiamo: continuare a dare voce alle persone, governare il cambiamento senza subirlo e costruire un modello di sviluppo fondato sulla dignità, sui diritti e sulla giustizia sociale. Solo così potremo consegnare alle nuove generazioni non un futuro da inseguire, ma un futuro da vivere con fiducia.