L’Alto Adige registra uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Europa: appena lo 0,8%, che scende allo 0,6% per le donne. Il lavoro, quindi, non manca. Ciò che manca è la possibilità, per molti lavoratori e pensionati, di vivere dignitosamente con il proprio reddito.
Il costo della vita ha raggiunto livelli insostenibili. A Bolzano il prezzo medio delle abitazioni supera i 5.000 euro al metro quadrato, con punte che in alcune zone della provincia superano i 12.000 euro. Di fronte a questi numeri, salari e pensioni, legati prevalentemente alla contrattazione nazionale, non riescono a garantire un adeguato potere d’acquisto. Sempre più persone si rivolgono agli sportelli della Uil e dell’Ada per chiedere assistenza e, nei casi più gravi, anche aiuti alimentari. Una situazione che non può essere accettata in un territorio considerato tra i più ricchi del Paese.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la vicinanza con Austria e Svizzera, che attraggono molti giovani qualificati offrendo condizioni economiche più favorevoli. Il risultato è una crescente carenza di personale specializzato, soprattutto nella sanità e nella Pubblica amministrazione.
In Alto Adige esiste, inoltre, una specificità legata al sistema del bilinguismo e della rappresentanza linguistica. In numerosi ambiti pubblici, l’accesso ai ruoli è subordinato al possesso del patentino di bilinguismo e al rispetto delle quote tra gruppi linguistici. Un sistema nato per garantire la convivenza, ma che, in alcuni casi, rischia di trasformarsi in un ostacolo al reperimento delle professionalità necessarie.
Un’altra grande sfida riguarda il futuro produttivo del territorio. L’avvicinarsi del completamento del tunnel di base del Brennero sta alimentando forti pressioni speculative sul mercato immobiliare. A rischio vi sono importanti aree industriali che potrebbero essere riconvertite a fini residenziali, mettendo in discussione aziende strategiche come le Acciaierie Valbruna di Bolzano, che occupano oltre 560 lavoratori diretti e generano un indotto di migliaia di posti di lavoro. Una vicenda che interessa non solo l’Alto Adige, ma anche il Veneto, considerati gli stretti legami produttivi con lo stabilimento di Vicenza.
Lo sviluppo economico non può fondarsi esclusivamente sul turismo o sulla rendita immobiliare. Industria, manifattura e lavoro di qualità devono continuare a rappresentare pilastri fondamentali dell’economia altoatesina.
La risposta, secondo la Uil-Sgk, passa attraverso il rafforzamento della contrattazione, l’aumento delle pensioni minime, politiche efficaci contro il caro vita e la difesa del tessuto produttivo. Solo così sarà possibile garantire un futuro in cui lavoratori e pensionati possano vivere con dignità.
La Uil continuerà a essere al fianco delle persone, contro le disuguaglianze sociali e per un lavoro sicuro, stabile e giustamente retribuito.