7 Ottobre 2026

IL LAVORO, FONDAMENTO DELLA DIGNITÀ DELLA PERSONA, DELLA COESIONE SOCIALE, DELLA DEMOCRAZIA

Leggendo i giornali ultimamente mi capita spesso di annoiarmi, perché leggo sempre la stessa narrazione: la Uil sta con questo, la Uil ha abbandonato quest’altro. Sembra sempre di stare in una metafora calcistica dove noi siamo in una curva. In realtà invece è bene che comincino tutti a considerare che la Uil è scesa da tempo titolare in campo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori e da parte di tutte le persone. Se un Governo, qualunque sia il suo colore, dà ascolto e risposta alle nostre rivendicazioni abbiamo il dovere di riconoscerlo, ma questo non vuol dire che rinunceremo a denunciare ciò che non va.

L’Italia è un Paese con ferite profonde, ma dopo anni in cui non avevamo nemmeno un interlocutore, oggi parliamo con chi ci ascolta e chi ci dà delle risposte. Questa non è subalternità, è autonomia, è coraggio, è responsabilità. Questi siamo noi e questa è la Uil.

Il lavoro che è stato svolto lo abbiamo sottolineato in molte occasioni. In questo mio intervento voglio focalizzarmi in particolare su due aspetti: il ruolo della contrattazione e quello dei diritti, riferiti in particolare al diritto di sciopero. La Uil ha scelto di prendersi carico di una delle sfide più importanti per il futuro del lavoro e del Paese, e cioè quella di riportare la contrattazione collettiva al centro della discussione politica, economica e sociale e lo ha fatto divenendo anche il fulcro di un difficile, ma ritrovato percorso unitario con Cgil e Cisl.

Per troppo tempo ci è stato raccontato che il mercato avrebbe trovato da solo il proprio equilibrio, che la competizione fosse un valore assoluto e che il costo del lavoro rappresentasse la principale leva di sviluppo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: disuguaglianze sempre più profonde, nuove povertà, discriminazioni, precarietà, sfruttamento e milioni di lavoratori che faticano a vivere e ad avere dignità pur lavorando. Noi rifiutiamo questa società.

Per la Uil, il lavoro non è una variabile economica, è il fondamento della dignità della persona, della coesione sociale e della democrazia e la contrattazione collettiva è lo strumento più alto con il quale la dignità prende forma. La contrattazione però non è un semplice tavolo negoziale, è il luogo nel quale si confrontano interessi diversi e si costruisce un equilibrio tra imprese e lavoro, è il luogo nel quale la democrazia entra nell’economia trasformando la forza collettiva dei lavoratori in diritti, in salari, in sicurezza, in formazione, in partecipazione e in futuro. Ma la contrattazione non si svolge mai in un contesto neutrale, essa si misura con i rapporti di forza che oggi sono profondamente asimmetrici e dove il lavoro è ancora fortemente penalizzato.

È proprio per equilibrare questa asimmetria che esiste il Sindacato ed è proprio per questo la Uil considera fondamentale il percorso unitario avviato per rendere finalmente esigibile la rappresentanza. Misurare in modo trasparente la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali significa avviare un percorso per l’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, significa conoscere chi rappresenta davvero il lavoro e chi rappresenta l’impresa, significa dare certezza ai contratti collettivi, rafforzare le relazioni industriali e garantire regole uguali per tutti. Ma sarebbe un grave errore pensare che basti la rappresentanza a risolvere questi problemi.

Accanto alla rappresentanza deve essere difeso e reso pienamente esigibile anche il diritto di sciopero, perché rappresentanza e sciopero non sono due temi distinti, ma sono due pilastri dello stesso sistema democratico. La rappresentanza legittima chi contratta. Il diritto di sciopero libera la contrattazione. La contrattazione trasforma quella libertà in diritti. Questo è il modello proprio descritto dalla Costituzione.

Per questo guardiamo con grande preoccupazione ai continui tentativi di restringere gli spazi di esercizio del diritto di sciopero, attraverso campagne di legittimazione politica e attraverso interpretazioni che rischiano di comprimere un diritto costituzionalmente garantito.

Il diritto di sciopero non appartiene al sindacato, appartiene alla democrazia. Non è una concessione, non è un privilegio, è una garanzia costituzionale che tutela la libertà delle lavoratrici e dei lavoratori e rende autentico il confronto tra capitale e lavoro.

Lo sciopero non è una malattia delle relazioni industriali, può diventare patologico quando viene abusato, ma questo non è il caso della Uil e del Sindacato confederale. Lo sciopero è semmai il sintomo di un concreto disagio, per questo la domanda che la politica e le Istituzioni dovrebbero porsi non è come limitarlo, ma quali siano le ragioni che lo hanno reso necessario. Per questo chi sciopera merita rispetto, non delegittimazioni, ascolto e non insulto.

Il valore del lavoro che sta portando avanti la Uil nei tavoli con le controparti datoriali e con il Governo cerca di dare sostegno a queste rivendicazioni.

Tutto questo riguarda la democrazia, perché una democrazia nella quale il lavoro perde forza contrattuale è una democrazia nella quale cresce il potere economico senza adeguati contrappesi.

La Uil continuerà a battersi perché questo non accada.