La UIL cresce, ma non si accontenta. Il dato emerso dal Congresso nazionale della UIL è quello di un’organizzazione in salute che, negli ultimi quattro anni, ha aumentato la propria consistenza e rafforzato la propria presenza nei territori e nei luoghi di lavoro. La sfida del prossimo futuro, però, è ancora più ambiziosa: trasformare il consenso raccolto nelle elezioni RSU in nuove adesioni e in una partecipazione sempre più forte alla vita dell’organizzazione.
Il tesseramento dell’ultimo anno si è chiuso con una crescita del 2,7%, mentre nell’arco del quadriennio gli iscritti e le iscritte sono aumentati di oltre 52 mila unità. Un risultato costruito grazie al lavoro delle categorie, dei servizi e delle strutture confederali e che, secondo i dati presentati, riguarda tutte le aree del Paese: Nord-Est (+4,03%), Nord-Ovest (+5,24%), Centro (+5,99%), Sud (+3,54%) e Isole (+2,71%).
Anche la composizione della nostra organizzazione sta cambiando. La presenza femminile ha raggiunto il 47,22% delle iscritte e degli iscritti, ma siamo consapevoli che vada fatto uno sforzo condiviso affinché una presenza equilibrata sia garantita anche all’interno di tutti gli organismi.
Per quanto riguarda la distribuzione per fasce d’età, rispetto al 2022 è cresciuta, seppur leggermente, la presenza degli under 45. Parallelamente è diminuita la quota degli iscritti e delle iscritte con più di 56 anni. Sono segnali che confermano la necessità di continuare a investire sulle nuove generazioni.
Il dato più significativo, tuttavia, arriva dal confronto tra iscritti e consenso elettorale. Il rapporto tra il numero delle tessere e i voti ottenuti nelle elezioni RSU mostra infatti un enorme potenziale di crescita. Se riuscissimo a trasformare in iscrizioni il consenso espresso da chi vota le nostre liste, la crescita potenziale degli iscritti supererebbe il 55,9%. Nel settore privato, il margine arriverebbe addirittura al 93%.
È qui che si concentra la responsabilità delle nostre strutture e delle/dei nostre/i dirigenti. Il consenso c’è, ma deve diventare rapporto organizzato. I voti ottenuti nelle aziende dimostrano che lavoratrici e lavoratori riconoscono la Uil, ne condividono le idee e ne apprezzano l’impegno. Il nostro compito è costruire, a partire da quel consenso, una relazione più stabile e una partecipazione concreta alla vita sindacale.
La crescita deve accompagnarsi alla coerenza organizzativa. Le decisioni votate e assunte all’unanimità negli ultimi anni, a partire dalla regionalizzazione e dalla sburocratizzazione, devono essere portate fino in fondo. Il percorso è già avanzato, ma resta ancora da completare.
In parallelo, abbiamo sostenuto processi di riorganizzazione territoriale in diverse realtà, tra cui Bolzano, Puglia, Liguria, Lazio, Sardegna e Lombardia, con spirito costruttivo, cercando, per quanto possibile, di recuperare e salvaguardare quelle persone che, a partire dai dirigenti, hanno lavorato sempre in modo serio e trasparente.
Tra le nuove frontiere della rappresentanza c’è anche lo sport, un settore nel quale persistono lavoro nero, sommerso e una forte carenza di tutele. L’adesione alla Uil di circa 500 arbitri è stata per noi un esempio concreto della capacità dell’organizzazione di aprirsi a nuovi mondi del lavoro e di affrontare anche ambiti caratterizzati da forti resistenze.
Va inoltre sottolineato l’avvicinamento e il dialogo avviati dalla nostra organizzazione, da sempre libera, democratica e aperta, con il mondo della Chiesa cattolica, per troppo tempo considerato distante e poco conosciuto. È un confronto importante, fondato sulla possibilità di condividere valori e temi comuni.
Il rispetto degli impegni assunti ci porta a raccontare, infine, una Uil capace di mobilitarsi anche sul terreno della solidarietà. Gli interventi umanitari a favore della popolazione di Gaza hanno permesso di sostenere centinaia di famiglie con beni di prima necessità, oltre a distribuire scarpe e materiale per giocare, leggere e disegnare. Grazie alle nostre strutture abbiamo agito concretamente, attraverso i fatti e non attraverso la pubblicità.
La crescita, dunque, non è un punto di arrivo. È la base per una nuova fase. Vogliamo rafforzare la nostra presenza, aumentare le iscrizioni, completare i processi di riorganizzazione e rendere più efficace la partecipazione. La parola chiave è responsabilità: quella di chi ricopre un incarico, di chi partecipa agli organismi e di ogni dirigente chiamato a trasformare il consenso in lavoro quotidiano.
La Uil è cresciuta e oggi ha piena consapevolezza della propria forza, ma proprio per questo non può fermarsi. Il treno partito quattro anni fa continua a correre: su quel treno non c’è posto per passeggeri, né per zavorre. Sale chi è disposto a lavorare, a esserci, a spingere l’organizzazione e a farla correre ancora più veloce. È quello che ci chiedono lavoratrici e lavoratori, pensionati, giovani e, soprattutto, la nostra coscienza di organizzazione.