8 Ottobre 2026

DALLA PARTE DEL LAVORO: L’EUROPA SOCIALE PASSA DAI TERRITORI

Le parole di PierPaolo Bombardieri richiamano una questione centrale per il futuro del nostro Paese e dell’Europa: non può esistere una crescita solida senza giustizia sociale. Le grandi trasformazioni che abbiamo davanti – energetica, digitale, demografica – non possono essere affrontate guardando soltanto ai conti pubblici e agli equilibri finanziari. Devono avere al centro le persone, il lavoro e la qualità della vita.

La vera sfida europea è costruire quella dimensione sociale che ancora oggi appare troppo debole. L’Europa ha saputo definire strategie per accompagnare le transizioni economiche e tecnologiche, ma troppo spesso è mancata una visione altrettanto forte sugli effetti che questi cambiamenti producono sulle lavoratrici, sui lavoratori e sulle loro famiglie. Una transizione senza protezione sociale rischia di alimentare insicurezza e sfiducia, proprio nel momento in cui servirebbe maggiore coesione.

Il Piemonte rappresenta bene questa contraddizione. Una regione che ha costruito la propria identità sulla manifattura e sul lavoro industriale è oggi chiamata ad affrontare una fase di profonda trasformazione. L’automotive, la componentistica, l’industria avanzata, la ricerca e l’innovazione sono settori nei quali si gioca una parte importante del futuro produttivo del Paese, ma nessuna trasformazione può essere considerata un successo se lascia indietro lavoratrici e lavoratori.

Per questo servono investimenti, politiche industriali e strumenti capaci di accompagnare il cambiamento. Serve una formazione continua che permetta alle persone di acquisire nuove competenze, serve una contrattazione che sappia governare le evoluzioni del lavoro e serve una presenza pubblica capace di orientare lo sviluppo. Il Sindacato, in questa fase, non può limitarsi a gestire gli effetti delle crisi: deve essere protagonista nella costruzione di un nuovo modello di crescita.

La stessa attenzione deve essere rivolta al tema fiscale. Se gli aumenti salariali conquistati con il rinnovo dei contratti vengono progressivamente ridotti dal peso della tassazione locale, il rischio è quello di vanificare gli sforzi compiuti per difendere il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati. Regioni e Comuni hanno un ruolo fondamentale nella qualità dei servizi e nella coesione dei territori, ma il sistema fiscale deve essere equo e non trasformarsi in un ulteriore elemento di penalizzazione per chi vive principalmente del proprio reddito da lavoro o da pensione.

La battaglia per una maggiore equità fiscale è quindi parte integrante della battaglia per la dignità del lavoro. Non si tratta soltanto di ridurre un’imposta, ma di affermare un principio: chi lavora e chi ha lavorato per costruire il benessere del Paese deve essere messo nelle condizioni di partecipare pienamente alla crescita.

L’Europa sociale che chiediamo si costruisce anche così: partendo dai territori, ascoltando le comunità e mettendo il lavoro al centro delle scelte politiche. Dal Piemonte all’Europa, la sfida è la stessa: governare le trasformazioni senza lasciare nessuno indietro.