7 Ottobre 2026

RENDERE VINCOLANTE L’APPLICAZIONE DEGLI ACCORDI SULLA RAPPRESENTANZA

Il tema della rappresentanza è una questione fondamentale per il futuro del lavoro e della contrattazione nel nostro Paese. Non si tratta di un aspetto tecnico o organizzativo: dalla definizione chiara della rappresentatività dipendono l’efficacia dei diritti, la tenuta dei salari e la qualità dei contratti collettivi. Senza una rappresentanza certa, infatti, non esiste alcuno strumento reale per contrastare la proliferazione dei contratti pirata che, negli ultimi anni, hanno indebolito tutele e retribuzioni.

Oggi, al Cnel risultano registrati 1017 contratti collettivi, ma solo una quota minoritaria è sottoscritta dalle Organizzazioni Confederali. Eppure, proprio quei contratti coprono la quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. Tutti gli altri derivano da intese siglate da soggetti privi di reale rappresentatività. Il risultato è un sistema in cui il dumping salariale e normativo prolifera, alterando la concorrenza tra imprese e indebolendo l’intero impianto delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori.

La Uil, da anni, è impegnata nella costruzione di un sistema con regole comuni, trasparente e verificabile. In questo percorso sono stati sottoscritti accordi interconfederali con Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, le Centrali Cooperative, Confapi e le Associazioni artigiane. Il confronto con tutte le principali controparti è avviato ed è concreto: si basa su criteri oggettivi, con riferimenti alle deleghe e ai risultati nelle elezioni delle Rsu, e su procedure terze in grado di restituire un quadro affidabile della rappresentatività.

Dal punto di vista operativo, alcuni passi avanti ci sono stati. La ponderazione dei dati associativi ed elettorali relativi al periodo 2021–2024, realizzata dall’Inps, conferma che Cgil, Cisl e Uil rappresentano oltre il 91% dei contratti del perimetro di Confindustria oggetto di misurazione. Si tratta di un risultato rilevante, ma non sufficiente a chiudere il percorso. Per arrivare alla certificazione definitiva è indispensabile che il Ministero del lavoro completi l’istituzione del Comitato di gestione e ne assuma la presidenza, garantendo quella terzietà che rappresenta il presupposto di un sistema credibile.

Ad oggi il carattere volontario con cui le imprese comunicano le iscrizioni sindacali e il ruolo ancora non pienamente attivo delle istituzioni – proprio a causa della mancata costituzione del Comitato di gestione – evidenziano come il sistema, pur avanzato, non possa da solo assicurare l’efficacia necessaria.

È indispensabile un salto di qualità: serve una norma nazionale che non interferisca con l’autonomia delle parti sociali, ma che ne rafforzi l’efficacia rendendo vincolante l’applicazione degli accordi sulla rappresentanza. In parallelo, è indispensabile introdurre criteri per una misurazione certa anche della rappresentatività delle associazioni datoriali, perché la frammentazione dell’associazionismo imprenditoriale è uno dei principali fattori che favoriscono l’esistenza dei contratti in dumping.

In questo contesto per la Uil è arrivato il momento di affrontare con trasparenza e senza reticenze una discussione sulla piena attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, per costruire finalmente un sistema di contrattazione effettivamente rappresentativo, capace di definire con chiarezza quali sono i contratti maggiormente rappresentativi, quindi vincolanti e validi per tutti, garantendo diritti e certezza per lavoratrici, lavoratori e imprese.

Accanto a questo impianto normativo, è necessario rafforzare la democrazia nei luoghi di lavoro tramite strumenti concreti: dalla comunicazione obbligatoria delle deleghe sindacali da parte delle imprese, all’individuazione di una data unica per il rinnovo delle RSU, come già avviene nel pubblico, fino all’estensione della rappresentanza anche nelle aziende sotto i 15 dipendenti.

La posizione della Uil è chiara: i contratti collettivi devono essere espressione delle parti realmente rappresentative. Nessuno deve poter competere abbassando salari, diritti e dignità. Questa è una battaglia di giustizia sociale, di trasparenza e di qualità del sistema produttivo. Ed è una battaglia che la Uil intende portare avanti con coerenza e determinazione e nel confronto con le controparti.