L’Intelligenza artificiale è già presente nei nostri luoghi di lavoro e sarà uno strumento che rivoluzionerà le future organizzazioni del lavoro sia nel pubblico che nel privato. Abbiamo già visto il suo arrivo negli Stati Uniti e i riflessi negativi che ne sono derivati, soprattutto per l’impatto sui posti di lavoro. Se questi sono i presupposti, quando l’Intelligenza artificiale prenderà fortemente il sopravvento anche in Europa e in Italia, allora dovremo attrezzarci come Sindacato, sviluppando “un fuoco di sbarramento“ per riportare questo strumento nel giusto ambito in cui dovrà operare.
In America stanno mandando a casa migliaia di persone, tagliando ogni posto di lavoro in cui si utilizzi un computer perché sostituito dall’Intelligenza artificiale. Le persone si stanno trasformando in imprenditori di se stessi, almeno se vogliono continuare a lavorare con un terminale. Si salvano solo i lavoratori e le lavoratrici che ancora hanno dei lavori manuali, soprattutto di natura artigianale. Un attacco vero e proprio ai colletti bianchi, a tutti coloro che in un modo o in un altro operano dietro a un computer.
Chiaramente per ora questo è un modello che ci arriva come notizia dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, ma è tutto terribilmente pericoloso per il mondo del lavoro in Italia.
Non possiamo pensare che questo importante strumento tecnologico possa sostituire la persona umana, invece di arricchire lo stesso lavoro e lo stesso lavoratore che lo utilizza.
Non c’è dubbio che la via di uscita per arginare i presupposti negativi di questa rivoluzione tecnologica sia la formazione; una formazione continua che possa portare un accrescimento delle competenze e la crescita qualitativa del lavoro. Le statistiche ci dicono che da qui ai prossimi 30 anni circa l’85% dei lavori cambieranno e che nei prossimi 5 anni il 70% dei lavoratori dovranno rivedere le proprie competenze, aggiornandole.
Insomma, una vera e propria rivoluzione del mondo del lavoro che, se non governata dal Sindacato, rischia di essere dirompente molto più delle precedenti rivoluzioni industriali.
Quindi, da qui, la sfida, affinché venga dedicata una specifica contrattazione con le parti datoriali per regolare l’Intelligenza artificiale in modo che diventi uno strumento per aumentare la produttività di ciascun lavoratore. Non solo, ma diventa imprescindibile che, aumentando la produttività e quindi anche la ricchezza dell’impresa, si aumentino gli stipendi dei dipendenti e si diminuiscano le ore settimanali di lavoro a parità di salario.
Se la Uil, insieme alle altre Organizzazioni sindacali, saprà circoscrivere la nuova rivoluzione copernicana dell’Intelligenza artificiale all’interno di un confronto ben definito e orientato nei termini sopra esposti, allora avremo un futuro indirizzato verso un miglioramento delle condizioni salariali e lavorative delle persone che rappresentiamo, scongiurando tagli di posti di lavoro ed esuberi di personale.