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SINDACATO COME PRESIDIO DI PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA E LA SFIDA DIGITALE

di Claudia Mazzucchelli - Segretaria generale Uil Marche

Tuesday, April 27, 2021

Popolo e sovranità, democrazia e liberalismo. Le profonde trasformazioni che sta attraversando la società di inizio millennio sono testimoniate anche dall’utilizzo ripetuto, quasi inflazionato, di queste parole e dal racconto che si fa delle categorie concettuali, molto delicate, che esprimono. Il liberalismo ha il merito di aver messo l’individuo al centro dell’intero sistema relazionale e, quindi, reso possibile il diffondersi della democrazia ma, nella sua estremizzazione, ha minato tutte quelle strutture sociali intermedie che si sono succedute e affiancate, anche in forme diverse, nel corso della storia dell’umanità. Parafrasando Eliot verrebbe da chiedersi se “è la democrazia che ha abbandonato il popolo o il popolo che ha rinunciato alla democrazia”.


Certamente, la rivoluzione tecnologica ha giocato un ruolo fondamentale in questa corsa nel perseguire l’idea che si potesse fare a meno di ogni struttura di mediazione delle quali, al contrario, la democrazia non può fare a meno. Molto spesso chi governa, alla fatica della ricerca di una solida condivisione con e tra le parti sociali più rappresentative, preferisce percorrere strade più semplici quali il sondaggio via web o il moltiplicare task force, comitati e gruppi di esperti il cui contributo, pubblicizzato mediaticamente sul momento, finisce quasi sempre dimenticato esaurendo la sua funzione “nell’effetto annuncio”.


Il Sindacato si trova, quindi, di fronte un’altra sfida epocale, quella della rappresentanza nella sua dimensione digitale, senza perdere di vista quella reale. La prossimità fisica, tangibile, visiva, penso sia e sarà sempre il terreno di gioco preminente nell’azione sindacale. Mettere insieme ed organizzare è il fondamento della forza di un Sindacato confederale ma va delineandosi, ogni giorno sempre più velocemente, il bisogno di creare e occupare in rete uno spazio, di presidiare la piazza digitale. In un contesto di forte accelerazione dell’innovazione tecnologica, potenziata dalla pandemia, il rischio che si producano ampi processi di emarginazione sociale risulta elevato, ad esempio per tutte le categorie deboli poco formate o con difficoltà di accesso agli strumenti digitali. 


Per potere trarre reale vantaggio dal progresso tecnico, le Istituzioni, i Sindacati e le imprese devono saper tracciare e realizzare insieme, nei differenti contesti e nelle diverse situazioni, interpretazioni capaci di originare politiche volte a creare dei circoli virtuosi fra investimenti tecnici, sviluppo di nuove competenze e inclusione sociale.


Il Sindacato, quindi, penso debba saper costruire nuove capacità e abilità, ma anche nuovi processi e modelli organizzativi. Dobbiamo saper affrontare a testa alta il digitale e le trasformazioni in atto, altrimenti risulta molto difficile pensare a un sistema di rappresentanza in grado di aiutare i nostri iscritti a navigare nel mare in burrasca causato dal digitale, dove le bussole che abbiamo sempre usato per tenere la barra dritta non sono più adeguate. La semplice alfabetizzazione digitale, infatti, punta a insegnare l’Abc degli strumenti digitali più utilizzati, mentre bisogna costruire comprensione, sensibilità e senso critico nei confronti del fenomeno nel suo complesso: una vera rappresentanza 4.0. In questo contesto il Sindacato, e la Uil in particolare, gioca e ancor di più può giocare, un ruolo essenziale e insostituibile in quanto tiene insieme tecnologia, innovazione e attenzione alla persona e alla sua umanità.


L’obiettivo del Sindacato nell’era digitale, non può che essere quello di ricomporre un “noi” capace di riappropriarsi della dignità e della libertà del proprio lavoro, ma anche di costruire una società in cui l’uomo siano davvero al centro dell’azione politica.