Società

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RIFORMARE IL SISTEMA SOCIOSANITARIO

di Carmelo Barbagallo - Segretario generale Uil Pensionati

Tuesday, June 7, 2022

Nel nostro Paese, gli over 65 sono più di 14 milioni. Questo vuol dire che più del 22% della nostra popolazione è composto da persone anziane. Nel 2050, la percentuale salirà al 33%. Siamo già il secondo Paese più vecchio del Mondo, il primo in Europa. Questo è dovuto non solo al drastico calo della natalità, che ormai da decenni sta interessando il nostro Paese, ma anche al progressivo allungamento dell’aspettativa di vita. Quest’ultimo fatto è decisamente positivo.


Tuttavia, una questione va evidenziata: nonostante si viva più lungo, non è detto che gli ultimi anni della vita si passino in buona salute. Ricordo, infatti, che in Italia ci sono più di 3 milioni di persone non autosufficienti, per la stragrande maggioranza si tratta di persone anziane, molto spesso donne. A queste persone, e a tutte le persone fragili, deve essere garantita la maggior tutela possibile.


Per questo non ci stancheremo mai di ripetere che c’è bisogno di una Legge quadro nazionale sulla Non Autosufficienza, che guardi alla condizione e non all’età, fondata sul principio di uguaglianza del diritto alle cure e all’assistenza, a carattere pubblico, universale ed uniforme, e finanziata dalla fiscalità generale. Sono 20 anni che la Uil e la Uilp si battono perché venga finalmente promulgata. Tutti gli interlocutori che si sono susseguiti in questi anni (ministri, parlamentari, presidenti…) ci hanno dato ragione, ci hanno detto che si trattava di una ‘legge di civiltà’. Noi ci chiediamo perché nessuno sia stato ancora così civile da emanarla. Va fatto adesso, non nel 2024 come previsto dal PNRR, e all’interno di una profonda riforma dell’intero sistema sociosanitario.


Serve un rafforzamento dei servizi sociosanitari territoriali e dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo di nuove tecnologie come la telemedicina e una seria riforma delle Rsa, che non possono più essere ‘case di riposo eterno’. L’obiettivo è di individuare la casa come il primo luogo della cura e di favorire il più possibile autonomia e indipendenza delle persone anziane. Fondamentale, inoltre, l’integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari, soprattutto nelle case di comunità, sempre all’interno della riforma della medicina territoriale prevista dal PNRR.


I dati ci dicono che per sviluppare una vera medicina territoriale, efficiente ed efficace, c’è bisogno di assumere, tra medici e infermieri, 40mila sanitari. Bene. Ma devono essere assunti con un contratto stabile e devono essere pagati adeguatamente. Se non facciamo questo, non ci possiamo stupire se i nostri giovani fuggono all’estero. È normale che scappino se qui li condanniamo all’instabilità lavorativa ed economica.


Abbiamo fatto fare ai giovani i lavori socialmente utili, che si sono rivelati una vera e propria fabbrica di precariato. Io da tempo dico che i lavori socialmente utili, invece, dovrebbe essere svolti dagli anziani che vogliono e possono. Non mi riferisco ovviamente alle persone anziane più fragili, ma alle pensionate e ai pensionati che desiderano continuare a impegnare il loro tempo mettendosi a servizio della società e, allo stesso tempo, integrare la propria pensione.


Le persone anziane non sono un peso, sono una risorsa e sono parte integrante della società.  Hanno ancora tanto da dire e da dare. Se il nostro Paese non se ne renderà finalmente conto, perderà una grandissima occasione di crescita. Noi vigileremo affinché questo non accada.