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RAGIONARE SUL CONTINGENTE, OPERARE PER IL FUTURO

di Claudio Bendini - Segretario generale Uil Umbria

Tuesday, April 27, 2021

Piccolo è bello, si è sempre detto. Da questo punto di vista, l’Umbria ha saputo fare di necessità virtù nel corso del tempo, abbinando la sua peculiarità ad un altro parametro geografico che si è tradotto in un claim storico: il cuore verde d’Italia. 


L’isolamento infrastrutturale dell’Umbria, però, è una condizione atavica e ormai ingiustificabile. Da sempre le organizzazioni sindacali puntano l’indice su questo aspetto, la cui incidenza è rilevante in tutti i settori: dall’industria al turismo, dall’università alle opportunità per i giovani. In una parola sola: lavoro. La pandemia ha aggravato equilibri già compromessi in una regione in cui è in atto da anni, appesantita dalla crisi economica che da oltre 10 anni grava sull’Italia, una deindustrializzazione massiccia in ogni territorio della regione, dal Polo ternano alla fascia appenninica. Il passaggio di mano da holding internazionali a cordate di imprenditori locali non ha sortito sempre gli effetti sperati e l’insediamento di nuove attività si contano con il lumicino. Anche il commercio registra numeri in perdita, con progressive chiusure di attività che non ce la fanno a contrastare crisi, concorrenza internazionale e un nuovo modo di fare acquisti che sposta la clientela dal negozio di prossimità allo shopping online. Di fatto, l’epoca che anche l’Umbria è chiamata a fronteggiare è quella delle grandi trasformazioni abbinata ad eventi che sembrano ormai essere strutturali come la crisi economica e la recessione creata persino dalla pandemia. 


Certo, l’Umbria parte con un gap negativo in più, a cui una risposta potrebbero essere turismo, cultura, arte e fede in tutte le sue articolazioni: dai luoghi santi ai Cammini. Posti di lavoro legati al cosiddetto “petrolio verde”, ovvero l’ambiente, la sostenibilità, la mobilità dolce, quel life style che viene riconosciuto alla nostra regione (e non solo l’olio extravergine!). Ma indubbiamente serve un cambio di passo, occorre persino creatività. Per questo, tutti guardiamo con interesse e fiducia al fondo garantito dal bilancio Ue, quel Recovery Fund di cui tanto si parla. Si devono davvero attuare quegli interventi che da anni si elencano: la trasformazione della Roma-Ancona in Alta Velocità, il consolidamento e potenziamento dell’aeroporto dell’Umbria “San Francesco d’Assisi”, il rilancio del polo dell’acciaio del Ternano con l’inserimento delle tecnologie che assicurano la qualità della vita, il superamento della crisi della fascia appenninica umbro-marchigiana, il potenziamento dei servizi sanitari con l’effettivo inserimento della nuova forza-lavoro prevista dal patto che, come Sindacato, abbiamo sottoscritto con la Regione Umbria (e tutti sappiamo quanto ce ne sia bisogno!), la digitalizzazione, l’internazionalizzazione delle imprese (dalla quale non può essere disgiunto quell’ammodernamento infrastrutturale che si diceva all’inizio). Perché quella di cui ha bisogno l’Umbria è una vera e propria “economica circolare”, intesa nel senso che, come nel gioco del domino, ogni intervento e ogni azione hanno il loro effetto su tutto il resto, in una specie di osmosi benefica.


Ultima ma non ultima, è evidentemente la formazione: i giovani sono la prima risorsa che abbiamo, quella su cui investire adesso. Perché noi dobbiamo ragionare sì sul contingente, ma operare per il futuro. Del resto, è nei momenti di crisi che ci si ingegna per ripartire. Abbiamo toccato il fondo e non possiamo più aspettare. È stata già “bruciata” una generazione nel decennio appena trascorso: nei suoi confronti abbiamo un obbligo morale per darle un futuro. A loro, all’Umbria, all’Italia intera.