Lavoro

immagine articolo

LA NASCITA DELLA UIL: QUANDO L’IMPROBABILE DIVENTA REALTÀ

di Roberto Campo - Presidente dell’Istituto degli Studi Sindacali della Uil

Thursday, February 24, 2022

Quando l’improbabile diventa realtà. La nascita della Uil fu il frutto della forte determinazione di un pugno di sindacalisti di cultura laico-socialista che realizzò un risultato sgradito ai maggiori detentori del potere dell’epoca.


Gli Stati Uniti, infatti, d’accordo con Vaticano e Democrazia Cristiana, avevano un altro progetto: un sindacato anti-comunista che si contrapponesse alla Cgil, blocco contro blocco, come nella guerra fredda che era appena cominciata. Questa organizzazione sindacale, la cui costruzione era cominciata con la scissione dei cattolici dalla Cgil unitaria, che avevano dato vita nel 1948 alla Lcgil, la Libera Cgil, sarebbe stata inevitabilmente ad egemonia cattolica.


L’esperienza della Cgil unitaria era durata poco: dal 1944 al 1948. Il contesto era celermente cambiato e all’unità tra le potenze che avevano sconfitto i nazifascisti era subentrata la divisione tra americani e sovietici.


Nel 1949, la Cgil aveva subito una seconda scissione dei sindacalisti repubblicani e socialdemocratici, che avevano dato vita alla Fil. Le aspettative americane, vaticane e democristiane erano che rapidamente Fil e Lcgil confluissero nel sindacato libero. Non fecero i conti con i sindacalisti laico-socialisti che si resero autonomi dalla FIL, che invece accettava la fusione con i cattolici, e si diedero appuntamento a Roma, quel 5 marzo 1950, per far nascere la Uil.


Sergio Turone, autore di una bella Storia dell’Unione Italiana del Lavoro, definì la scelta dei fondatori della Uil di dare vita a una terza confederazione, “un atto di disobbedienza”, per non passare dal dominio comunista a quello democristiano e per evitare una rottura permanente del sindacato su base ideologica. La Uil sarebbe stata inflessibile nella polemica contro lo stalinismo, ma avrebbe lavorato per l’unità d’azione sindacale.


L’autonomia e l’indipendenza dai partiti è scritta a chiare lettere nella cosiddetta carta d’identità della Uil, il documento del 15 marzo 1950 dell’Esecutivo, dove leggiamo che «… essa (la Uil) vuole vivere, e vivrà, libera da qualunque tutela di partito o suggestione di governo, al servizio soltanto della classe lavoratrice, unico motore della vita dell’Organizzazione.»


Tre confederazioni invece di due contrapposte ideologicamente e politicamente: il maggior pluralismo permetterà successivamente un disgelo unitario che difficilmente avrebbe visto la luce se la logica della guerra fredda avesse dominato del tutto il mondo sindacale italiano.


La Uil significò, anche, cultura sindacale europea, che tra le mitologie filosovietiche comuniste e le suggestioni filoamericane cisline avrebbe avuto poca cittadinanza. Infine, ma non ultimo per importanza, la Uil fu l’erede maggiore della cultura riformista della CgdL del periodo 1906-1925, che la Cgil a maggioranza comunista non poteva rappresentare, né avrebbe potuto farlo la Cisl, erede piuttosto della Cil.


I primi anni della vita della Uil furono durissimi: le ribellioni si pagano. Oggi che ci apprestiamo a celebrare il 72° compleanno della nostra Uil, ricordiamo che nulla è stato scontato in questa bella storia di successo, ma ha richiesto coraggio, inventiva e sacrificio.