Economia

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IL RUOLO DEI CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI COME STRUMENTI DI REGOLAZIONE DEI MERCATI

di Claudio Tarlazzi - Segretario generale Uiltrasporti

Sunday, June 5, 2022

Secondo gli ultimi dati Istat, l’inflazione italiana ad aprile è risultata del 6,2%; al netto dei beni energetici è del 2,9%. Gli effetti diretti della pandemia e della guerra in Ucraina pesano enormemente su alcune catene di approvvigionamento, a partire dai prodotti energetici, e gli scambi subiscono l’influenza negativa del rallentamento o del blocco totale di alcune rotte commerciali strategiche, generando incertezza su consumi e investimenti. Questi dati ci forniscono un quadro allarmante che ha ed avrà pesanti ripercussioni soprattutto sulle fasce più deboli della società con l’aumento dei costi dei beni di consumo e la conseguente forte riduzione della capacità di spesa delle famiglie.


Per evitare che ciò accada, è necessario adeguare i salari, ma leggendo i dati dell’Istat capiamo chiaramente che la spinta inflativa maggiore è relativa ai prodotti energetici, proprio quei prodotti di cui non tiene conto l’IPCA, l’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato, su cui si basa oggi il meccanismo di adeguamento salariale. Bisogna superare o almeno abbandonare momentaneamente questo meccanismo che non garantisce un reale recupero dell’inflazione. Serve quindi una politica salariale espansiva e allo stesso tempo serve un intervento del Governo che, per mezzo di misure strutturali di carattere fiscale, scongiuri l’innesco di una spirale costi-salari con un ulteriore aumento dell’inflazione.


Il contratto nazionale rappresenta in questo senso uno strumento fondamentale di regolazione del mercato. Il compito del sindacato è quindi quello di arrivare ai rinnovi contrattuali puntando al recupero del potere di acquisto, ma senza indietreggiare sulla parte normativa che pure rappresenta un elemento fondamentale. Oltre agli aumenti salariali, è necessario uscire dalla logica dettata dal falso mito della flessibilità e recuperare quel benessere lavorativo indispensabile per un pieno sviluppo sostenibile.


Negli ultimi mesi, siamo arrivati alla firma di tre importanti accordi di rinnovo per i lavoratori del settore ferroviario, per quelli del trasporto pubblico locale e per i servizi ambientali, riuscendo ad ottenere aumenti salariali adeguati, superiori a quelli previsti con l’applicazione dell’Ipca, superiori alle previsioni del Documento di Economia e Finanzia sul contenimento dei salari e per di più senza cedere alle richieste delle associazioni datoriali sulla parte normativa, che avrebbero peggiorato le condizioni dei lavoratori.


Consideriamo questi accordi, così come quelli raggiunti fino ad ora, soprattutto in questa fase così delicata per l’economia del nostro Paese, un buon punto di partenza su cui costruire le basi per la realizzazione di un avanzato sistema di relazioni sindacali che persegua la stabilità del lavoro e realizzi condizioni di competitività attraverso l’aumento della professionalità, della qualità e della produttività, contemperando le esigenze aziendali con quelle dei lavoratori.


Dobbiamo essere consapevoli che dove c’è benessere lavorativo c’è maggiore produttività e più sicurezza. Il nostro obiettivo deve essere quindi quello di incidere nella contrattazione per inserire e proteggere nei contratti collettivi nazionali norme che possano garantire un aumento del welfare e facilitare la conciliazione vita-lavoro.


Sul buon lavoro deve fondarsi il nuovo modello di sviluppo del nostro Paese; un modello di sviluppo in cui le aziende non considerino più i lavoratori solo come un costo, ma come una risorsa; un modello di sviluppo alla cui costruzione dobbiamo e vogliamo contribuire con il nostro lavoro quotidiano.