sabato 24 Febbraio 2024

LA MATRICE EUROPEISTA DELLA UIL

Come sarebbe stato il sindacato italiano senza la Uil? L’interrogativo non è campato in aria, bensì è fondato su un ragionamento che affonda le sue radici negli esiti della rottura, nel 1948, della Cgil unitaria. L’unità anti-nazifascista si era ormai deteriorata. Era cominciata la Guerra Fredda tra il blocco occidentale, guidato dagli Stati Uniti, e quello sovietico. L’idea degli Americani era di riprodurre anche nel Sindacato lo stesso schema: blocco contro blocco. Alla Cgil comunista e socialista, contrapporre la Libera Cgil, egemonizzata dai democristiani. Laici, socialisti autonomisti, repubblicani sarebbero stati minoranze dentro la Libera Cgil.

Il Vaticano spingeva per questa soluzione. Altrettanto faceva la Democrazia Cristiana, trionfatrice alle elezioni politiche del 18 aprile 1948. I fondatori della Uil ebbero il coraggio di sottrarsi a questo disegno per far nascere, il 5 marzo del 1950, la terza forza sindacale.

Oggi si vede con chiarezza l’importanza di quella scelta. Un sindacato diviso in blocchi contrapposti sarebbe stato inevitabilmente subalterno agli schieramenti partitici. L’unità d’azione sindacale avrebbe fatto molta più fatica ad affermarsi, come invece cominciò a fare qui e là negli anni Sessanta, per poi imporsi a partire dall’autunno caldo del 1969, dallo Statuto dei Lavoratori del 1970, dalla Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil del 1972.

Cose note, riflessioni approfondite dagli storici che si sono occupati del movimento sindacale italiano. Ma c’è un altro aspetto, altrettanto prezioso, su cui vale la pena soffermarsi. Senza la Uil, i due blocchi sindacali sarebbero stati privi di forti riferimenti alla cultura sindacale europea.

La Cgil era impregnata dalla visione marxista del Sindacato, sposata dall’Unione Sovietica, che teorizzava il dominio del partito sul Sindacato. Quest’ultimo veniva definito “cinghia di trasmissione” del partito. Nessuna idea di autonomia sindacale.

Di contro, la Cisl guardava al sindacalismo americano, che non contemplava l’idea del ruolo confederale, ma aveva una forte connotazione aziendalista.

L’elaborazione Uil, invece, si è sempre nutrita, a partire dall’inizio, di idee come la politica dei redditi, la triangolarità, il ruolo delle parti sociali, la partecipazione, mutuando e adattando concetti e pratiche presenti nel sindacalismo europeo e puntando sempre ad iscrivere l’azione del Sindacato dentro un’idea dell’interesse generale della nazione.

La concertazione degli anni 1992-1993 tra Governo, Sindacati e imprenditori, che riuscì a supplire al crollo del sistema politico e a correggere i dati di debito, deficit ed inflazione, tanto da consentire all’Italia di partecipare a pieno titolo all’Unione Europea e all’euro, fu per la Uil un momento alto, per il ruolo che vi svolsero le Confederazioni e per gli obiettivi europei centrati.

Anche l’iconografia Uil ha, nel corso del tempo, echeggiato simboli e colori europei. Le stelle dell’Europa furono aggiunte alla bandiera Uil nei primi anni ‘90, che dal 1998 lasciò il colore rosso per l’azzurro.

Oggi l’europeismo è un valore comune a Uil, Cisl e Cgil. Sono lontani i tempi in cui la Cgil criticava il Trattato di Roma del 1957 istitutivo della Comunità Economica Europea, che la Uil invece difendeva. Possiamo guardare indietro, con soddisfazione, al cammino fatto e avanti, con ottimismo, a quello da fare.