giovedì 26 Gennaio 2023

Scuola: missione laica ed educativa

Quello della scuola è uno dei temi destinati a fare discutere. 

Di istruzione si è molto parlato, ma senza affrontare i problemi che la pandemia ha evidenziato. 

Improvvisamente, tutti si sono accorti dell’importanza della scuola quando è venuta meno la sua funzione essenziale: lo hanno notato le famiglie, gli alunni, i lavoratori, meno i responsabili politici che dovrebbero averne cura.

La scuola è stata penalizzata oltre ogni limite: oggi dalla pandemia, ieri da politiche regressive tese a mutarne la natura educativa in favore di un servizio di istruzione a domanda da mettere sul mercato per accontentare i “clienti”, definiti prosaicamente utenti. 

Che la scuola sia la soluzione, e non il problema è chiaro a tutti, ma bisogna capire che cosa è scuola e quale la sua mission.

Ci sono diverse scuole, quella di partito, quella sindacale, quella padronale, quella confessionale e si potrebbe continuare. Una sola è la scuola costituzionale, quella democratica e partecipata in cui ognuno si può ritrovare per la sua missione laica ed educativa. Non è solo istruzione, è qualcosa di più.

Facciamo riferimento al dopoguerra, perché molte volte si trovano paragoni e paralleli rispetto alla situazione attuale in cui la pandemia ci ha gettato. La scuola rinnovata, che espunge l’autoritarismo anche grazie alle lotte studentesche ed operaie, e trova la sua ragione di riscatto dal periodo fascista. Una vera riforma di attuazione della Costituzione, fatta a seguito della Conferenza nazionale sulla scuola voluta allora dall’attuale Presidente Mattarella, attraverso i Decreti delegati del 1974. Un corpus di leggi in cui si garantisce libertà di insegnamento e di espressione di diritti riconosciuti al personale e agli alunni ad avere un’istruzione di qualità.

Una scuola che disegna la funzione dello Stato per educare i propri cittadini, dare loro una forte identità culturale e nazionale. 

È questo modello di scuola che ha attivato l’ascensore sociale a cui tutti fanno riferimento, con nostalgia. Un modello educativo grazie al quale ci siamo collocati nei primi posti dei paesi più industrializzati del mondo.

Una traversata nel deserto per arrivare alla modernità che ovviamente va sempre adeguata nella sua funzione ed evoluzione, ma giammai smantellata. Ogni azione sulla scuola che si pone in antitesi rispetto a questo modello di successo ha funzione di controriforma. È ciò che sta avvenendo da venticinque anni e che abbiamo denunciato insieme a numerosi attori ed attenti osservatori della realtà. Interventi regressivi e caratterizzati da interessi particolari tutti ispirati da politiche neo liberiste: tagli, indotti dal cosiddetto pensiero unico e da ragioni economicistiche.

Draghi è stato chiamato proprio per risollevare il Paese che fonda su questo sistema scolastico che ha, peraltro, dimostrato di sapersi conquistare il terzo posto tra le Istituzioni che godono del favore dei cittadini italiani.

Un pensiero intriso di neo liberismo che guarda alla scuola solo come strumento della produzione, ignorando la vera funzione della scuola costituzionale, sarebbe a nostro parere un salto all’indietro nella storia di questo paese.

Il Recovery fund o, meglio, il Next generation U.E. deve investire sulla scuola attraverso azioni strutturali dell’organico, varare organici triennali, uscire dalla logica del contenimento, sviluppare politiche che devono risolvere definitivamente la piaga del precariato, con una nuova formula di reclutamento snella ed efficace che guardi ai tempi della scuola e non all’omologazione di sistemi gerarchizzati e burocratici, che sul sistema scolastico vanno evitati, scrupolosamente.